Chayn e il fare rete per dire no alla violenza domestica

“La violenza di genere non è un problema genetico, ereditario, biologico ma culturale in quanto dipende dalla costruzione sociale dei generi e quindi dallo squilibrio nella distribuzione del potere tra i generi stessi”. Così viene descritta la violenza nel primo punto del manifesto della rete e piattaforma open source Chayn e così si sviluppano i punti successivi con i principi utili a smontare questa cultura che vede la donna “raccontata come il soggetto debole, da proteggere, sensibile e naturalmente propenso alla cura delle/degli altr*”. Si arriva così al punto che afferma l’importanza della “costruzione di una piattaforma di dialogo tra le realtà esistenti che combattono la violenza di genere” che può consentire “un reale scambio di esperienze, punti di vista, pratiche e strumenti per narrare, affrontare, decostruire e liberarci dalla violenza di genere”.

Fare rete, quindi condividendo esperienze e materiali in modalità open source ovvero con licenza creative commons, “riproducibili, copiabili e modificabili gratuitamente e liberamente per rispondere ad esigenze di diversi contesti culturali, territoriali e legali”. Fare rete contro la violenza di genere è ciò che conta.

Come nasce Chayn e da chi è sostenuta questa iniziativa?

Chayn è un progetto internazionale fondato nel 2013. Il gruppo “madre” lavora ad un progetto globale principalmente basato a Londra, e, oltre a quello italiano, ci sono altri due gruppi attivi in India e in Pakistan. Nella versione dedicata all’Italia abbiamo apportato molte modifiche al progetto originale, cercando di renderlo più adatto al contesto italiano e più legato alle strutture territoriali. Nel nostro Paese, siamo fortunate ad avere una rete importante di Centri AntiViolenza attivi su tutto il territorio. Chayn, infatti, non vuole sostituirsi al loro lavoro fondamentale ma essere una risorsa in più. Attraverso un progetto di feminist tech che sfrutta la rete, vogliamo creare alleanze fra tutte le realtà che ogni giorno combattono nel paese la violenza sulle donne.

Quali sono gli obiettivi della piattaforma on-line? Perché e con quali obiettivi avete scelto questo strumento?

Il web è spesso il primo luogo in cui chi subisce violenza cerca aiuto e informazioni ed è fondamentale che una donna in questa situazione sia in grado di trovare su Internet informazioni efficaci sul piano pratico e anche un supporto emotivo e sociale. L’obiettivo di Chayn è quello di creare progetti digitali che offrano guide approfondite e ben strutturate rivolte non solo a donne che vivono una relazione violenta, ma anche ai loro amiche/i e familiari e alle organizzazioni che si occupano di questo ambito. Vogliamo fornire strumenti semplici, accessibili e incoraggianti per cominciare a uscire dalla spirale della violenza.

La piattaforma è articolata in 9 sezioni principali, che includono: approfondimenti su diversi tipi di violenza, sulla salute, sul supporto legale, e guide pratiche (toolkit) per fronteggiare la violenza domestica, riconoscerla, e uscirne. Ai temi sviluppati finora, se ne aggiungeranno altri come la violenza psicologica, violenza sulle donne migranti e sulle donne transgender e una guida la sicurezza online. Chayn Italia inoltre sta lavorando a una mappatura nazionale di tutti i centri antiviolenza sul territorio italiano.

Com’è nata l’idea di raccogliere le testimonianze e quali storie sono arrivate?

Come complemento alla piattaforma, abbiamo desiderato creare uno spazio, il blog, in cui le nostre esperienze legate a storie di violenza possano essere anche uno strumento per la presa di coscienza individuale e collettiva. Crediamo infatti che scrivere aiuti a distanziarsi dalla propria esperienza personale ed attraverso questo decentramento sia possibile rileggere la propria storia e ordinare la violenza vissuta secondo un nuovo senso.

Una delle testimonianze che abbiamo ricevuto racconta di una relazione violenta avvenuta in un contesto “insospettabile”, quello dei gruppi militanti di sinistra; è in questo senso simbolica perché mostra un fatto difficile da accettare, ovvero che la violenza sulle donne è trasversale e non conosce barriere sociali, economiche o politiche.

Quanto i social media e i media attuali aiutano le donne? E quanto invece aumentano la disparità di genere?

I social media sono strumenti flessibili che hanno anche il potenziale di raggiungere un numero elevato di persone e corrispondono al linguaggio delle nuove generazioni. Per queste ragioni, crediamo che possano sicuramente avere un ruolo importante nel modificare il tipo di narrazione e di retorica che dominano i dibattiti sulla violenza contro donne. Tuttavia, per evitare il rischio che i social media si trasformino in strumenti che aumentano le disparità, bisogna educare al loro uso e formare “cittadini” del web responsabili. Ai nostri occhi è poi importante che le donne, in modo particolare, si approprino di questi nuovi strumenti e di questi nuovi linguaggi per diventare parti attive nel cambiamento della narrazione dominante sui ruoli di genere. Parte del nostro progetto punta proprio a suscitare interesse attorno alle tecnologie digitali e a promuovere la partecipazione femminile in questi spazi.

Quali i modi per abbattere gli stereotipi? Come i social media possono contribuire?

Gli stereotipi legati alla violenza di genere sono profondi e radicati, così come il problema della violenza domestica è endemico e culturale. Crediamo che per combattere gli stereotipi e le situazioni che li alimentano sia anzitutto necessario partire dall’educazione e dall’informazione. Una delle ultime iniziative che abbiamo lanciato in questo senso è un corso MOOC gratuito e online, intitolato “Strumenti attivi contro la violenza di genere”. Iniziato il 14 novembre, il corso si propone di fornire alle/agli utenti degli strumenti utili per identificare e riconoscere preconcetti e luoghi comuni che possono (spesso) tradursi in disparità di trattamento, o in vera e propria discriminazione.

Un altro progetto educativo che stiamo promuovendo insieme al gruppo Chayn di Londra, è la campagna Snap Counsellors. Si tratta di un account di Snapchat (popolare app di messaggistica) rivolto in particolare ad un pubblico di adolescenti, che permette di entrare in contatto con psicologhe/i professioniste/  pronte/i a dare consigli e ascolto, in modo discreto e confidenziale, a ragazzi e ragazze che vivono in relazioni abusive o subiscono altri tipi di violenza.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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