Di cosa abbiamo bisogno per essere cittadini digitali?

Foto di Roberto Scano

Il solo possesso di competenze tecnologiche non basta per essere “cittadini digitali”. Esse sono indispensabili ma, da sole, non sufficienti. È necessario acquisire la “competenza digitale” così come descritta nella raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 2006:

La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione.

La competenza digitale presuppone una solida consapevolezza e conoscenza della natura, del ruolo e delle opportunità delle TSI nel quotidiano: nella vita privata e sociale come anche al lavoro.

Le persone dovrebbero anche essere consapevoli di come le TSI possono coadiuvare la creatività e l’innovazione. Le abilità necessarie comprendono: la capacità di cercare, raccogliere e trattare le informazioni e di usarle in modo critico e sistematico, accertandone la pertinenza e distinguendo il reale dal virtuale pur riconoscendone le correlazioni.

L’uso delle TSI comporta un’attitudine critica e riflessiva nei confronti delle informazioni disponibili e un uso responsabile dei mezzi di comunicazione interattivi. Anche un interesse a impegnarsi in comunità e reti a fini culturali, sociali e/o professionali serve a rafforzare tale competenza.

Come si apprende la cittadinanza digitale?

Un’educazione strutturata alla cittadinanza digitale può e deve realizzarsi, in prima istanza, a scuola. L’avvio di una revisione della progettazione didattica in questo senso è possibile attraverso l’interpretazione  dell’orientamento “alla competenza” contenuto nelle Indicazioni nazionali per il curricolo delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione (2012)

La scuola è invitata a riscoprire uno dei propri compiti fondamentali: educare e formare il cittadino (oggi cittadino digitale). Partendo dalla competenza digitale l’esperienza formativa dovrebbe, attraverso stimoli attinti dal mondo reale e dalla consultazione di “fonti autentiche” (come, per esempio, i siti web delle istituzioni pubbliche) educare i soggetti in formazione:

  • a riconoscere e tradurre i propri bisogni;
  • a reperire, per soddisfare i bisogni individuati, risorse in rete da fonti attendibili;
  • ad utilizzare le risorse, selezionate ed opportunamente archiviate, in modo adeguato;
  • ad interagire in modo efficace e corretto nel web.

e-participation

L’esercizio digitale della cittadinanza non intende sostituire le forme tradizionali di partecipazione, ma, piuttosto, ad estenderle. La partecipazione dei cittadini e l’interazione con essi è intesa come “fondamentale supporto” ai decision maker pubblici per una corretta individuazione degli obiettivi strategici dei servizi e si realizza con l’adozione degli strumenti dell’interazione “tra pari”. I cittadini sono stimolati e possono maggiormente partecipare ai processi decisionali, dialogare costantemente con le istituzioni e valutarne i servizi. Sono ormai numerosi, anche in Italia, gli esempi in questa direzione.

Sul tema della valutazione è l’iniziativa “Mettiamoci la faccia” del Dipartimento della Funzione Pubblica finalizzata a rilevare in maniera sistematica, attraverso l’utilizzo di “emoticon” la soddisfazione degli utenti sulla qualità dei servizi pubblici erogati allo sportello, il telefono o il web. Il sistema consente ai cittadini di poter esprimere un giudizio sul servizio e alle amministrazioni che lo adottano di monitorare la soddisfazione degli utenti. Su http://www.mettiamocilafaccia.it/mappe/ è consultabile la mappa delle sedi delle amministrazioni pubbliche che effettuano la rilevazione della customer satisfaction con “Mettiamoci la faccia” sui servizi erogati allo sportello.

Un altro recente invito all’e-partecipazione è stato lanciato il 21 marzo scorso in occasione della stesura della prima Social Innovation Agenda italiana. L’espressione “Social Innovation” indica politiche innovative in ambito sociale, sanitario, occupazionale, ma anche  nel settore dell’istruzione, della formazione o per la creazione di competenze, il sostegno alle imprese, la politica industriale, lo sviluppo urbano, la difesa dei diritti umani utili a garantire una crescita “sostenibile” dal punto di vista sociale, ambientale e della qualità della vita. Si parte dall’individuazione di bisogni reali e si pianificano “in modo collaborativo” soluzioni. Sulla piattaforma http://siagenda.miur.it/ è disponibile il documento di sintesi “La via italiana alla Social Innovation” aperto al contributo dei cybernavigatori.

Nella medesima logica di apertura, di attivazione, di partecipazione della collettività locale, nazionale e internazionale, per la definizione di idee si pongono i concorsi internazionali 99ideas promossi dal Ministero per la Coesione Territoriale – Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con altre Amministrazioni. La richiesta di collaborazione, in questo caso, è legata a progetti di sviluppo socio-economico di alcuni “luoghi” del territorio italiano anche in vista della programmazione comunitaria nel periodo 2014 – 2020 (http://www.99ideas.it/site/ideas/home.html).

Cittadini digitali europei

Un’occasione per esercitare la nostra cittadinanza digitale europea è la partecipazione attiva alle iniziative dei cittadini europei. Il “diritto d’iniziativa” consente ai cittadini europei di prendere direttamente parte all’elaborazione delle politiche dell’UE, invitando la Commissione europea a presentare una proposta legislativa. Informazioni su come esercitare questo diritto, sottoscrivendo o lanciando un’iniziativa, sono disponibili su http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome. Tra le iniziative aperte attualmente alla firma vi è “Un’Educazione Europea di qualità elevata per tutti”.

La proposta formulata è quella di creare una piattaforma di discussione/collaborazione tra tutti i soggetti interessati dove genitori, insegnanti, studenti, parti sociali, educatori e decision-makers propongano, dibattano e formulino una politica europea per un modello educativo di qualità, pluralistico e orientato a EU 2020 per il sistema scolastico primario e secondario per tutti i cittadini Europei. Inoltre, si chiede che si stabiliscano delle linee guida per l’implementazione di questo modello educativo, possibilmente terminante con una Maturita’ Europea, a beneficio delle future generazioni, come previsto dal trattato di Lisbona. Per poter sostenere l’iniziativa occorre essere cittadini dell’UE (cittadini di uno Stato membro) e aver raggiunto l’età alla quale si acquisisce il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo (18 anni in ogni Paese, salvo l’Austria, dove ne bastano 16).

Per dichiarare il proprio sostegno alla proposta basta un click. Si deve accedere al sistema di raccolta online delle dichiarazioni di sostegno all’iniziativa ed inserire i dati personali richiesti . La data entro cui è possibile e-partecipare è il 01/11/2013.

Buona cittadinanza digitale a tutti!

 

* Foto di Roberto Scano

Di Sandra Troia

Docente, autore, blogger, progettista di interventi di educazione alla cittadinanza digitale.

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