Facebook safety check

Facebook Safety Check

Viviamo in un’epoca di ultra connessione, ultra condivisione e troppi contenuti.

Riceviamo notifiche inutili tutti i giorni, su tutto.

La condivisione arriva lontano ma non ovunque.

E se è vero che ci sono implicazioni politiche e ideologiche anche nell’attivazione o meno del Facebook Safety Check, non possiamo nascondere che, dalla nostra privilegiata posizione di europei, dove una guerra dichiarata non è di fatto in corso sul territorio, un piccolo check ti fa tirare un sospiro di sollievo.

Svegliarsi la mattina de 15 luglio 2016 e ricevere la notifica che i tuoi amici a Nizza e in Costa Azzurra (come la nostra Silvia, per citarne una) sono sani e salvi inquieta e tranquillizza allo stesso tempo.

Inquieta, perché la prima domanda è: “Cosa è successo a Nizza???”

E mentre googoli e scopri l’orrore, un po’ ti tranquillizzi, perché sai che almeno loro stanno bene. E se non hanno fatto check inizi a cercarli e vedere se qualcuno ha notizie.

Il governo francese, dopo gli attentati di Parigi, ha creato un’applicazione per avvisare la popolazione dei pericoli legati a un attentato. Per motivi poco chiari, la notte del 14 luglio, l’avviso lanciato dall’applicazione è partito solo 3 ore dopo l’attentato. La reattività dimostrata dai social media si è rivelata molto più veloce ed efficace.

Come per gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi e quelli di Bruxelles del 22 marzo 2016, poter ricevere la notifica che i tuoi amici stanno bene, che con un click hanno potuto notificare tutti che va tutto bene, senza intasare le linee telefoniche che in quel momento servono a cose ben più importanti, è un servizio, è un aiuto, piccolo, ma importante.

Perciò dal nostro piccolo angolo di mondo privilegiato, grazie Zuckerberg che ci hai dato gli strumenti per costruire una comunità e che non la sfrutti solo per i suoi numeri, ma qualcosa ce lo regali sempre, che sia il 360° o i live (dei quali non ne sentivamo veramente il bisogno), o il safety check, del quale, oggi, ne percepiamo, più che mai, l’utilità umana.

 

 

Di Sara Maternini

Natural born blogger, food blogger per vocazione, geek e community manager. Full time knitter.

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