Netflix e la rivoluzione televisiva del domani

Il 22 ottobre 2015, Netflix, il servizio di streaming on line on demand di serie TV, cartoni e film è sbarcato in Italia. E voi lo conoscete?

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Dopo il lancio nel 2007 negli Stati Uniti, Netflix è diventata negli anni la più grande TV online con oltre 68 milioni di abbonati che usufruiscono del servizio in molti Paesi del mondo, dal Sud America all’Europa. Il presidente e cofondatore Reed Hastings, ha dichiarato in occasione dell’arrivo nel nostro Paese, l’ambizione di voler raggiungere un terzo delle famiglie italiane nei prossimi sette anni. Come funziona dunque il servizio che promette di sconvolgere le abitudini televisive italiane?

L’utente che decide di usufruire del servizio può scegliere tra tre formule disponibili: dall’abbonamento base mensile di 7,99 euro che permette di avere accesso all’intero catalogo a disposizione in qualità standard di un dispositivo, da 9,99 in alta definizione che permette l’accesso a due utenti in contemporanea, fino alla sottoscrizione più costosa da 11,99 euro, che consente una qualità dei contenuti che arriva ai 4K ed il collegamento di 4 dispositivi simultaneamente. Il tutto viene sottoscritto comodamente con un click ed il primo mese il sevizio è completamente gratuito. L’intera programmazione in streaming può essere guardata tramite smart TV, computer fissi e dispositivi mobile, quando e come si vuole.

La parte più interessante riguarda ovviamente i contenuti, che spaziano dalla possibilità di seguire le più appassionanti serie tv di questi ultimi anni accompagnate dalle serie firmate Netflix Original, finanziate e prodotte direttamente dal servizio. Non mancano i cartoni animati, film suddivisi per genere e documentari.

Quest’evoluzione ci fa riflettere sulla evoluzione in Italia della televisione dall’immagine di medium di massa iniziato dallo switch off dall’analogico al digitale, proseguendo con lo sviluppo delle prime pay TV ed arrivando oggi con la nascita di servizi come Netflix, che fanno viaggiare i contenuti in streaming permettendo al singolo utente di costruire in autonomia la propria dieta televisiva, scegliendo non solo i contenuti più affini ai suoi interessi, ma anche come e quando consumarli.

Possiamo quindi affermare la morte dei palinsesti e della televisione che va bene per tutti? In realtà il nostro Paese presenta delle peculiarità da non sottovalutare. La televisione rimane per gli italiani il mezzo d’intrattenimento ed informazione più usato, e per quanto frequentemente si discuta sulla morte delle reti generaliste, il loro rendimento rimane sempre alto rispetto alle medie europee. In aggiunta, il nostro Paese sta vivendo un ritardo digitale nel quale solo il 34% della popolazione è raggiunta dalla banda ultra larga (contro il 68% della media della popolazione europea), che ci impedisce di essere competitivi e al passo con le nuove modalità tecnologico-digitali che si affacciano sui mercati internazionali.

Per Netflix dunque l’Italia rappresenta un bel terreno di sfida. Non è infatti ad oggi possibile stimare se l’obiettivo lanciato dal cofondatore di entrare nelle case di un terzo delle famiglie italiane sia concretizzabile nei prossimi sette anni. Una cosa però rimane certa: la televisione sta abbandonando i suoi connotati tradizionali per avvicinarsi sempre più ad un mondo smart fatto di transmedialità ed interazione. Come per la fisica anche per la tecnologia vale la regola: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Anche la nostra cara vecchia TV.

Di Cristina Laura Mazzacua

Italo finlandese, studentessa della facoltà di Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa alla Sapienza, fitness addicted, vegetariana e divoratrice di frutta, marketing e new media. Aspirante brand manager.

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