Women Techmakers, inclusione e community le chiavi di un successo

Una cascata di riccioli biondi, sorriso aperto e sguardo intelligente questo è  quello che mi ha colpito di Azzurra Ragone, leader italiana delle Women  Techmakers. Conosciamola meglio insieme.

Azzurra Ragone, Women Techmakers Italia
Azzurra Ragone, Women Techmakers Italia

Azzurra ci racconti un po’ chi sei?

Ingegnere gestionale, con un dottorato in Ingegneria dell’Informazione e la passione per la ricerca, l’analisi e la visualizzazione dei dati, meglio se Open. La ricerca è la mia prima passione: ho lavorato come ricercatrice per diversi anni, presso il Politecnico di Bari, l’Università di Trento e la University of Michigan (USA) sui temi del Semantic Web, del Web of Data e della negoziazione automatica tra agenti intelligenti.

Per due anni ho lavorato presso Exprivia S.p.A come consulente di Business Intelligence per diversi aziende italiane, tra le quali: Generali S.p.A, Eni, Telecom.

Quando non lavoro mi piace giocare a calcetto, praticare yoga e forse un giorno inizierò finalmente il corso di scherma e finirò quello di violino. Viaggiare è la mia passione, dai piccoli weekend fuori-porta ai viaggi trans-oceanici. Ho messo una bandierina su quasi ogni continente, mi manca l’America Latina e l’Africa, presto colmerò il gap. Il mio sogno è girare il mondo con il mio lavoro, ci riuscirò, perchè volere è potere, come diceva Walt Disney: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”.

Di cosa ti occupi in concreto?

Oggi non ho abbandonato la passione per la ricerca e l’analisi dei dati: studio come i dati sono collegati sul Web e come sfruttare le loro relazioni semantiche per creare applicazioni smart in grado di supportare il decision making e di fornire suggerimenti (raccomandazioni) all’utente in cerca di servizi, informazioni, idee, ecc.

Sono Coder Mentor nei CoderDojo organizzati a Matera e dintorni, e parte attiva del Web Team Matera 2019 (Capitale Europea della Cultura 2019). Insegno Tecnologia nelle scuole medie e mi appassiona l’insegnamento del coding, robotica, cultura e consapevolezza del digitale (rischi e opportunità della rete) alle nuove generazioni.

Rappresento in Italia il gruppo Women Techmakers – iniziativa patrocinata da Google – che ha come scopo quello di promuovere l’inclusività per le donne che operano in campo tecnologico e creare una community a cui le donne possano far riferimento per condividere risorse, idee, progetti. In qualità di Women Techmakers lead mi diletto a organizzare con la community del GDG (Google Developers Group) Bari diversi tipi di eventi: workshop, conferenze, coding-lab, hackathon, ecc.

Si parla spesso di divario digitale e in particolare di genere, ma quale è la tua opinione  e come secondo te può essere affrontato?

Il fatto che esista un gender gap nell’IT, e più in generale in ambito STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), è innegabile. Lo dimostrano numerose ricerche e statistiche che presentano dati alquanto sconfortanti e che, per di più, negli ultimi anni hanno mostrato una tendenza negativa. Si pensi a come solo il 12% delle lauree in Computer Science siano conseguite da donne a fronte del fatto che nel 1984 questo numero fosse pari al 37% (fonte code.org/stats).

Un dato interessante è che fino alle scuole medie ragazzi e ragazze mostrano lo stesso interesse nei confronti delle materie dell’ambito STEM, ma poi solo lo 0,4% delle diplomate decide di studiare Computer Science (fonte: Girls who code). C’è qualcosa che accade nei cinque anni delle scuole superiori. Le ragazze vengono inconsapevolmente travolte dagli stereotipi di genere e si convincono che non sono portate per lo studio delle materie scientifiche, che la scienza “è cosa da ragazzi”.

Per questo Women Techmakers si rivolge proprio a ragazze di questa fascia di età, per mostrare che la scienza e la tecnologia possono essere affascinanti e che loro stesse possono dare un contributo significativo allo sviluppo di queste discipline che sono alla base dello sviluppo sociale e a livello locale, nazionale ed internazionale.

Le comunità ritieni abbiano un ruolo importante nello sviluppo delle competenze digitali? Se sì come?

Le comunità hanno un ruolo fondamentale, possono essere davvero il volano e l’elemento chiave non solo per lo sviluppo delle competenze digitali, ma anche per il superamento del gender gap in ambito IT. Le comunità sono importanti, in questo senso, perché consentono di raggiungere la cosiddetta “critical mass”. La massa critica è definita da Steele come “il punto in cui ci sono abbastanza minoranze in un ambiente, che altre minoranze presenti non si sentono più in una situazione di disagio per il fatto di essere una minoranza”. Un numero esatto è difficile da definire e dipende dalle situazioni. In un’orchestra, ad esempio, la massa critica si raggiunge quando il numero di donne è pari al 40% del totale e il disagio del sentirsi in minoranza scompare.

Le comunità possono svolgere questo ruolo di facilitatori nel raggiungimento della massa critica, oltre a essere un punto di riferimento per le donne che studiano o lavorano in questi campi per condividere, risorse, idee, progetti, esperienze.

Parlaci del progetto women techmakers, perché fatto da donne e rivolto alle donne?quali aspetti possono essere secondo te vincenti in questa strategia al femminile?

Google crede molto nella diversity e nell’inclusione di tutte le minoranze, e ha sempre cercato di incrementare la presenza femminile nelle sue aziende e nelle community dei GDG (Google Developer Group); proprio per questo nel 2012 Megan Smith, allora vice-presidente di Google[X] e attuale CTO di Google USA, insieme ad altri Googlers fondò Women Techmakers (WTM) che oggi è diventato un programma globale guidato da Natalie Villalobos con più di 200 lead presenti in oltre 50 nazioni nel mondo. Grazie al contributo di WTM, dal 2012 ad oggi la partecipazione femminile al Google I/O (la conferenza mondiale di Google che si tiene ogni anno a San Francisco) è cresciuta dall’8% del 2013 al 24% del 2015.

Gli eventi di Women Techmakers non sono rivolti solo alle donne e spesso sono organizzati con altre associazioni che hanno le stesse finalità e obiettivi, ma non solo. Quest’anno WTM ha organizzato due eventi (a Matera e a Napoli) per celebrare l’International Woman Day, eventi volti a dare visibilità alle donne che si sono distinte in campo tecnico, ma anche laboratori, hackathon e anche un workshop di Design durante l’ultima Dev Fest organizzata a Bari lo scorso 25 Novembre. Inoltre, WTM organizza anche eventi dedicati alle giovani ragazze, come coding lab, per introdurre anche le bambine nel magico mondo della tecnologia.

Gli eventi WTM sono sempre aperti a tutti. Per scelta non organizziamo mai eventi dedicati solo alle donne, in quanto il nostro obiettivo è quello di incrementare la diversity. La strategia di WTM può risultare vincente in questo senso in quanto vuole portare consapevolezza dell’esistenza di un divario di genere fornendo al tempo stesso le risorse per colmare tale divario. Organizzando eventi rivolti ad entrambi i sessi, il nostro scopo è raggiungere la massa critica, in modo che nessuno si possa sentire a disagio o escluso dal processo di innovazione e possa dare al tempo stesso il suo contributo prezioso.

Come donna e come tecnologa quali sono secondo te i maggiori limiti nel settore per lo sviluppo di una maggiore presenza femminile? Come provare ad affrontarli?

Tornando a parlare attraverso i dati, c’è una ricerca americana che mostra come a due anni dalla laurea solo un terzo delle donne continua a lavorare in ambito IT (fonte “Women in IT: The Facts.” US NCWIT). Si tratta sicuramente di un segnale importante perchè accende una spia sul fatto che esistono due ordini di problemi:

  1. le barriere all’ingresso: poche donne scelgono, in primis, di studiare materie che afferiscono all’ambito STEM;
  2. la retention: anche quando le donne decidono di fare “il salto nel buio” e cimentarsi in tali ambiti, dopo le prime esperienze lavorative decidono di abbandonare il lavoro o per dedicarsi alla famiglia o ad altri lavori che con questa sono più conciliabili, come l’insegnamento.

Il punto è che le aziende IT sono “dominate” dagli uomini, sono ambienti pensati dagli uomini e fatti per gli uomini, che spesso non tengono in alcun modo le esigenze dell’altro sesso.

A volte basterebbero piccoli accorgimenti, come concedere un po’ di flessibilità nell’orario lavorativo o dare la possibilità di lavorare da remoto, oppure fare azioni concrete, come aprire asili nido aziendali per rendere le aziende IT posti più accoglienti anche per le donne e evitare il dropout che diminuisce ancora di più la presenza femminile in tali campi, innescando così un circolo vizioso difficile da spezzare.

Inoltre, sarebbe opportuno cercare di valorizzare le donne più promettenti nell’organizzazione, affinchè arrivino ad occupare posizioni manageriali, in modo da influire nei processi decisionali aziendali e portare una nuova cultura e una prospettiva altra nell’organizzazione aziendale e nel suo design, promuovendo così aziende che siano a misura di uomo, ma anche di donna, conciliando le esigenze (diverse) di ognuno dei due sessi.

Cosa ti auguri e cosa ti aspetti per il futuro?

Di solito concludo i miei talk sull’argomento con questa riflessione: “ok abbiamo detto che ci sono poche donne che studiano e lavorano in ambito IT, perchè dovremmo preoccuparci?” e la risposta a questa domanda è semplice, la questione dovrebbe interessarci perché se le donne non saranno rappresentate in ambito IT, anche le loro idee, interessi, progetti non saranno tenuti in considerazione quando creeremo le città, le infrastrutture, i mezzi di comunicazione, le policy di domani.

Io mi auguro per il futuro di vivere in una società in cui le idee di uomini e donne, in tutte i campi, possano essere ugualmente rappresentate e in cui ognuno possa dare il proprio contributo. Un mondo in cui donne e uomini abbiano possibilità di scelta, abbiano cioè la libertà di scegliere cosa diventare domani, senza dover sottostare a pregiudizi o pressioni sociali, un mondo in cui ciascuno possa scegliere liberamente di esprimere il proprio talento.

FB: WomenTechmakersIT 

tw: @WTMItalia

Di Emma Pietrafesa

Emma Pietrafesa ricercatrice non strutturata presso Enti di ricerca e Università, Comunicatrice. Lavora nel settore delle attività di ricerca e comunicazione da oltre 10 anni, con focus su: ICT e socialmedia ed impatto sugli stili di vita, tematiche di genere, salute e sicurezza sul lavoro. E’ Responsabile del Coordinamento editoriale della Rivista accademica RES PUBLICA. Fa parte del Direttivo di Stati Generali dell’Innovazione e della Rete WISTER. Al suo attivo oltre 30 pubblicazioni tra articoli, saggi, monografie e cura redazionale di pubblicazioni scientifiche e accademiche. Docente e relatrice in Convegni e seminari di settore.

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