Social Media Week London

Come la tecnologia e la connessione stanno cambiando il nostro modo di vivere, lavorare, creare?  Su questi quesiti si riflette e si cercano risposte nelle Social Media Week.

Social Media Week London

 

Il tema globale “Upwardly mobile: the rise of the connected class” guarda al presente e al fututo, ovvero: 3 bilioni di persone connesse che diventeranno nel 2022 6 bilioni. Dal 14 al 18 settembre è stata Londra ad ospitare la SMW, coordinata da  Giangranco Chicco, offrendo una riccha serie di eventi ufficiali ed indipendenti.

Al centro le persone

L’ascolto e il coinvolgimento degli utenti/clienti sono emersi come priorità negli interventi proposti dagli speaker. Al centro sono le persone, l’analisi dei loro bisogni, la formulazione di servizi di qualità personalizzati. Non è sufficiente essere presenti e visibili in rete, è necessario saper rispondere alle esigenze del target di riferimento imparando a conoscerlo attraverso l’analisi dei dati (delle impronte digitali che raccontano gusti e abitudini). È necessario saper legare il servizio o il bene al racconto di una storia e creare coinvolgimento attivo. Tutto parte dallo studio dei dati relativi al comportamento dell’utente. Obiettivo? Offrire un servizio personalizzato che limiti il più possibile l’incombenza della scelta. Secondo Aaron Shapiro, CEO Huge, ci sentiamo maggiormente a nostro agio quando dobbiamo fare poco (meglio nulla) perché il sistema che eroga il servizio ci “conosce”a tal punto da prendere decisioni per noi. Questo, secondo il relatore, ci consentirebbe di dedicare più tempo ed energia alle scelte che reputiamo veramente importanti.

Usabilità per creare engagement

Quando ci si rivolge all’utente intendendolo come cittadino e non come cliente quali sono le priorità? Il  Government Digital Service UK ha orientato il proprio lavoro a facilitare la fruizione delle informazioni e servizi on line. L’affezione dell’utente è creata garantendo l’usabilità. Georgina Goode, che coordina l’attività dei social media del GDS, ha sostenuto la scelta di una grafica comune, finalizzata a prevenire forme di disorientamento nell’utente, per la comunicazione nel web di dipartimenti, agenzie ed uffici pubblici (tutti consultabili partendo da GOV.UK) . Il digital engagement del cittadino utente è realizzato analizzando i bisogni ed offrendo risposte differenziate. Si spazia dall’informazione sintetica, semplice, immediata, progettata per essere facilmente veicolata nei social media allo storytelling (informazioni sull’evoluzione dei servizi disponibili on line, indicazioni su come essi sono stati progettati e realizzati) e al blogging.

A ciasciuno il proprio ambiente social 

Lo spazio che gratuitamente abitiamo on line è messo a nostra disposizione perché siamo potenziali acquirenti. Nulla è laciato al caso. Ogni social network risponde ad un’esigenza precisa dell’utente e/o del brand. Gli utenti del lusso, e dunque le aziende che hanno interesse per questo target, ha affermato Winston Chesterfield (Associate Director Wealth-X Custom Research), continuano a preferire Instagram disertando, o quasi, Facebook.  Mentre Pinterest, definito provocatoriamente come anti-social, è frequentato da soggetti che cercano un punto d’incontro partendo da interessi comuni piuttosto che dalla condivisione del proprio vissuto privato. Vi sono precise regole anche per la produzione di video blog che, se ben strutturati, possono offrire interessanti ritorni economici. Ross Taylor,  Account Manager di Cult LDN, ha fornito suggerimenti per produrre vlog di successo: definire ed allestire con cura la scena in cui saranno effettute le riprese, individuare qualcosa che veramente ci  appassioni per poterne raccontare, essere se stessi, collaborare, scegliere con attenzione un brand come patner, postare frequentemente.

Personalizzare e coinvolgere

Il bisogno crescente di accesso a beni e servizi personalizzati sta spingendo le aziende ad ideare e proporre esperienze d’acquisto “arricchite” in presenza e on line. Una richiesta ricorrente è quella di poter disporre, anche nel negozio fisico, della libertà di modificare e sperimentare.  JohnVary, Innovation Manager presso John Lewis, ha mostrato in che modo il proprio committente, per rispondere a questa domanda, offre al cliente la possibilità di creare soluzioni di arrendamento combinando forme e stoffe. Come funziona? L’acquirente ha la possibilità di selezionare tra una serie di modelli di divano, riprodotti in miniatura, quello che preferisce, abbinarlo ad uno dei campioni di tessuto disponibili e visualizzare a video il risultato delle scelte effettuate. Anche attraverso il web l’utente ha la possibilità di personalizzare il prodotto che intende acquistare. Tim Morgan, CEO e  Co-fondatore di Mint Digital, ha presentato come esempi di questa tendenza: Boomf e Projecteo. Gli oggetti che desideriamo raccontano delle nostre emozioni, sono unici e danno forma a quanto di noi abbiamo messo in rete nei social network. È possibile, per esempio, regalare o regalarsi una scatola di marshmallow personalizzati con immagini provenienti dal proprio profilo Facebook o farsi recapitare un mini proiettore con fotografie selezionate tra quelle condivise con Instagram.

Lavorare nel digitale oltre il coding

Per sostenere la crescita digitale in atto ed essere in grado di soddisfarele esigenze dei  6 bilioni di individui che, secondo le previsioni, saranno connessi nel 2022 è necessario poter contare su un numero assai consistente e qualificato di professionisti. La scuola ha un ruolo fondamentale legato non solo alla formazione ma anche all’orientamento (come più volte è stato ribadito nella sezione della SMWLDN a cura della British Interactive Media Association). La BIMA ha, negli ultimi anni, realizzato nelle scuole del Regno Unito un programma finalizzato a promuovere le carriere nel settore digitale. Essa ha individuato e tenta di risolvere un importante elemento di criticità: i millennial pur perfettamente in grado di intraprendere carriere nelle industrie digitali e creative non vi accedono perché ignorano l’esistenza di questo tipo di impiego. L’educazione al coding non può, è stato affermato durante il dibattito, essere considerata un’azione sufficiente a garantire la disponibilità dei professionisti necessari a supportate, negli anni futuri, il settore digitale. È fondamentale porre l’accento anche su altri ambiti che afferiscono al settore come, per esempio, l’ambito creativo. Perché l’attività di orientamento sia completa ed efficace è auspicabile una stretta collaborazione tra il mondo dell’impresa e la scuola. Opera in questo senso la Digital Day realizzata dal 2012. Quest’anno il 17 novembre 100 agenzie che si occupano di digitale incontreranno 100 scuole.
Un ulteriore richiamo all’importanza della creatività, alla necessità di essere curiosi e di consentire a chi è in formazione di toccare con mano la tecnologia (per imparare, ma anche per farsi ispirare) è stato fatto da Romeo Durscher della DJI. Nel suo suggestivo intervento, finalizzato alla presentazione dell’impiego dei droni per la ripresa di immagini video nelle grotte di Son Doong in Vietnam, è stato posto l’accento sulla tecnologia intesa come supporto alla valorizzazione delle potenzialità umane in settori che spaziano dall’agricoltura all’arte.

Spazi e menti in continua evoluzione

Per un nuovo modo di lavorare funzionano bene spazi organizzati in modo tradizionale? Il modello tradizionale di ambiente di lavoro non risponde più alle esigenze del mercato connesso che richiede di essere plug-and-play.  È quanto ha sostenuto nel proprio intervento Patrick Morselli di WeWork. Lo spazio fisico del lavoro, guardando al modello delle piattoformre digitali, deve essere social, friendly, liquido, organizzato per promuovere l’imprenditorialità e l’incontro tra realtà diverse. Il coworking è individuato, sia per le piccole come per le grandi imprese, come uno degli elementi utili a favorire la creazione e lo sviluppo di ecosistemi innovativi.

Cosa accadrà nel futuro?  

Fare previsioni precise a lungo termine sembra sia un compito arduo anche per gli esperti del settore. Ciò che invece rimane in nostro completo controllo è la possobilità di educarci, da utenti, ad un uso competente dei social. Non dimentichiamo: ci guardano, ci studiano, rispondono alle nostre domande. Se vogliamo servizi (dal pubblico o dal privato) di qualità, impariamo a porre le domande giuste abitando in modo consapevole il web.

Un dubbio in chiusura: in cosa erano impegnati gli over 40 durante la SMW londinese? Erano davvero pochi tra il pubblico presente e i relatori negli incontri ufficiali. Solo un caso o forse no…mind the gap!

 

 

Di Sandra Troia

Docente, autore, blogger, progettista di interventi di educazione alla cittadinanza digitale.

11 commenti

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.