Alla scoperta del Transmedia Storytelling

Immagine tratta dal video Cinderella 2.0: Transmedia Storytelling FCB Global

Che cos’è il Transmedia Storytelling? Avete presente Star Wars? È il perfetto esempio di narrazione transmediale, ma attenzione, questa tecnica non si utilizza esclusivamente in campo cinematografico.

Immagine tratta dal video  Cinderella 2.0: Transmedia Storytelling FCB Global
Immagine tratta dal video Cinderella 2.0: Transmedia Storytelling FCB Global

Il transmedia storytelling è un tema di grande interesse, soprattutto tra i geek, ma spesso si vede attribuite caratteristiche che non gli appartengono; per capire meglio di cosa si tratti ho approfittato della Social Media Week tenutasi a Roma dall’8 al 12 giugno, e di un panel in particolare, quello che ha visto l’analisi della case history di Urban Lives, sito che si propone di raccontare la street art attraverso le storie personali degli artisti, come ha affermato la fondatrice Ivana de Innocentis.

Alla scoperta del Transmedia Storytelling
11/06/2015 SMWRME – Narrazione multicanale ed immagini. Il caso di Urban Lives: “street art” e storytelling.

È innanzitutto opportuno precisare, come ha sottolineato Massimo Lico (esperto di visual storytelling) nel proprio intervento, cosa si intende con storytelling: si è portati a definirlo come “l’arte di raccontare storie” ma in realtà si tratta del “comunicare attraverso racconti (che possono eventualmente essere storie)”.

Ma adesso vediamo quando una narrazione possa essere effettivamente definita transmediale.

Il transmedia storytelling, come ha spiegato il “Transmedia Hunter” Claudio Gentile, consiste in una narrazione articolata attraverso diversi media (come ad esempio libri, film, giochi) che per essere a tutti gli effetti transmediale deve presentare determinate caratteristiche:

  • Ogni medium utilizzato deve fornire contenuti unici ed esaustivi che arricchiscano la narrazione (questa sarebbe altrimenti crossmediale, cioè semplicemente lo stesso racconto riproposto su diversi media);
  • Ciascuna piattaforma deve diventare un possibile punto di accesso alla storia rendendola più stimolante e favorendo così la partecipazione;
  • I singoli media devono contribuire a creare un unicum narrativo in modo da definire un nuovo mondo nel quale l’utente possa essere catapultato.

Come in ogni narrazione, è fondamentale coinvolgere emotivamente i fruitori; le caratteristiche precedentemente illustrate contribuiscono efficacemente alla costruzione del cosiddetto engagement in quanto l’utente, passando da una piattaforma all’altra, potrà immergersi completamente nel racconto. Si parla proprio di world building, cioè la costruzione di un universo esperienziale tridimensionale che quanto più sarà dettagliato, tanto più coinvolgerà il lettore.

La tecnologia fornisce molti strumenti da utilizzare per il transmedia storytelling, come i social network e le varie piattaforme offerte dal Web 2.0 che, in caso di utilizzo ben riuscito riescono ad affiancare perfettamente i media tradizionali e contribuiscono ad amplificare l’esperienza emotiva di chi si fruisce del contenuto editoriale. La narrazione transmediale, infatti, avviene sia on- che offline.

Tra le tecniche che possono contribuire al meglio al world building e alla costruzione di engagement, Claudio Gentile ha illustrato la realtà aumentata e il gaming: la prima arricchisce la percezione dei cinque sensi attraverso informazioni non presenti nel mondo reale e rese accessibili dai device tecnologici, il secondo prevede l’uso di dinamiche di gioco in contesti altri, incentivando la partecipazione grazie all’aspettativa di un premio.

Menzione speciale meritano gli ARG, alternate reality game, definiti dall’esperto “quintessenza dell’engagement nel racconto transmediale”; si tratta dell’utilizzo del gaming sia per piattaforme virtuali che reali, rendendo così il mondo reale una piattaforma di gioco.

Alla fine, però, quello che conta veramente è che i contenuti che vogliamo raccontare siano rilevanti, che valga la pena raccontarli, e che siano sufficientemente articolati da permettere la narrazione transmediale perché il transmedia storytelling non è un must, e nemmeno il raccontare qualcosa che non possa suscitare l’interesse di un’audience.

Di Chiara Raffaelli

Studentessa di organizzazione e marketing per la comunicazione d’impresa, ama la comunicazione in ogni sua forma. Social media addicted, spera di lavorare nella pubblicità. Regalatele un biglietto aereo di sola andata, ma va benissimo anche quello per il cinema!

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