Può Cenerentola influenzare il futuro delle bambine di oggi?

Lego Female Scientist
Foto di LegoAcademics https://twitter.com/LegoAcademics

Possono le favole e i racconti sentiti da bambine influenzare il nostro futuro? Se lo domanda Laura Grassi, ricercatrice di fisica nucleare sperimentale all’Università degli Studi di Padova e presso i Laboratori Nazionali di Legnaro dell’INFN.

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Quando ero piccola non amavo le fiabe che amavano la maggior parte delle bambine, mi piacevano le favole di carattere scientifico. Fortunatamente mia mamma è infermiera professionale e ha anche una notevole fantasia. Lei si inventava ogni sera una storia diversa ambienta all’interno del corpo umano. Mi addormentavo dolcemente sognando di fare un giro sulle montagne russe su una foglia di lattuga lungo l’esofago, oppure alla ricerca della via di uscita dal labirinto “intestino”. Giorno dopo giorno la mia curiosità e passione per la scienza è cresciuta, e oggi sono una ricercatrice di fisica nucleare sperimentale. Un caso? Non solo. Il contesto in cui cresci, il genitore con cui ti identifichi influenza le scelte che farai in futuro.

Numerose sono le ricerche sugli effetti di familiarità sul senso di piacere e le conseguenti preferenze negli adulti e nei bambini. Se un’immagine o una canzone ripetuta un numero maggiore di volte ha un effetto sulla scelta della preferenza nei bambini e negli adulti, possiamo immaginare come il contesto familiare ed anche le fiabe possano avere la loro influenza nello sviluppo.

Bruno Bettelheim, psicoanalista austriaco, in uno dei suoi libri – “Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe” Milano, Feltrinelli (2003) – descrive l’importanza delle fiabe nei bambini. Le fiabe hanno un linguaggio simbolico semplice e diretto, descrivono la realtà, favorendone l’immedesimazione e facendo nascere il senso di morale. Con esse il bambino impara a distinguere il bene dal male, la matrigna in Cenerentola o la storia di Hansel e Gretel aiutano ad accettare l’immagine che un genitore non è sempre giusto, può essere cattivo e/o può sbagliare. Questi messaggi sono senza dubbio positivi e costruttivi, e il contesto magico in cui tutte le fiabe sono ambientate, sviluppano la creatività e la fantasia del bambino.

Ma se le fiabe parlano dei problemi della vita in modo semplificato, in quale personaggio le bambine si identificano? Nella maggior parte delle storie, la donna è una principessa in difficoltà che aspetta di essere salvata dall’uomo. Oggi la donna è indipendente, questo è il nuovo ruolo nella società di oggi. La favola di Cenerentola è da censurare! Che tipo di immaginario crea in una bambina? La donna che subisce le angherie della matrigna e delle sorellastre, e pulisce la casa cantando! Il principe azzurro si innamora del suo aspetto durante una festa da ballo, in cui lei mostra ciò che non è. E infine lui ricco la salva e la porta via con sé!

Altro esempio? La bella addormentata nel bosco? Il principe si innamora quando canta e la salva quando dorme. Queste favole non fanno bene neanche agli uomini che immagino le donne come delle bamboline, sempre da proteggere e salvare.

Se mescoliamo l’effetto di familiarità e quello delle favole sulle bambine, trovo difficile pensare come crescendo, possano scoprire attitudini differenti da quelle che hanno esplorato nella loro infanzia a causa di carenza di determinate circostanze familiare o sociologiche durante lo sviluppo. Una favola dovrebbe non solo semplificare la realtà e stimolare la fantasia, ma aprirsi verso l’esplorazione del nuovo, per aiutare i bambini a scoprire le loro attitudini e aprirsi a nuovi modi di pensare. Quindi scrittori aiutateci ad inventare la società in modo equo! Mamme, provate a non spingere i vostri bambini a pulire ed ordinare la stanza, e spendete tempo con loro esplorando tutto!

Di Laura Grassi

Sono un fisico nucleare sperimentale che cerca di far rispettare le sue capacità in un ambiente maschilista. Per la mia vita vagabonda, con la valigia sempre pronta, sia per il mio lavoro che per la mia vita privata, mi piace definirmi una cittadina europea. Ironica, sarcastica, appassionata non solo di scienza ma anche di arte e psicologia.

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