I social media per la cultura e l’ebook #svegliamuseo

La cultura può correre in Rete, ma non può correre da sola. Per accompagnarla in modo adeguato un gruppo di giovani professionisti ha pubblicato l’ebook gratuito  Comunicare la cultura online: guida pratica per i musei

 

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Francesca De Gottardo e Valeria Gasparotti

L’improvvisazione non è tra le alternative possibili per chi intende promuovere in modo efficace un museo o un’attività culturale sfruttando i social media e la comunicazione digitale in generale. L’ebook rappresenta una guida pratica che aiuta anche un utente poco esperto ad orientarsi tra usabilità dei siti, scelta del social network più adatto, analisi del Facebook edge rank, utilizzo dello storytelling e dei Google Analytics. Ma #svegliamuseo va oltre la guida e diventa un progetto (e una community) che intende “svegliare” i musei italiani e far comprendere il potenziale sicuramente troppo poco sfruttato del digitale. Due delle autrici, Francesca De Gottardo e Valeria Gasparotti insieme ad Alessandro D’Amore, hanno risposto a qualche domanda che abbiamo fatto e che aiuta a comprendere il valore dell’ebook.

3 musei che stanno facendo bene sul web

Come si dice in questi casi, gli esempi da citare sarebbero molti e anche in Italia se ne trovano ben più di quanto si possa credere. Se dobbiamo fare solo tre nomi, scegliamo Palazzo Madama di Torino, il Mart di Rovereto e le Smithsonian Libraries di Washington.

Il primo è un esempio all’avanguardia in Italia per quanto riguarda la capacità di sperimentare con diverse piattaforme e con l’integrazione online-offline, facendo sempre ricorso a un’attività di analisi dei risultati che guida le scelte successive.

Il Mart è stato uno dei primi musei italiani a osare ad avventurarsi online e oggi è uno dei nostri fiori all’occhiello anche all’estero. Ci piace molto perché stanno superando la fase in cui social e web sono relegati a un ufficio specifico e stanno optando per un approccio più diffuso all’interno del museo. Diversi dipartimenti collaborano alla gestione di diversi social media, sotto il coordinamento del reparto comunicazione: crediamo che questa sia la direzione giusta in cui muoversi.

Infine, le Smithsonian Libraries sono un esempio a cui guardare per la gestione creativa di piattaforme come Tumblr. È tempo di guardare oltre Facebook, a nuove tipologie di pubblico, più specifiche e più esigenti, ma anche più attente e aperte all’interazione, e per un’istituzione di questo tipo Tumblr sembra essere l’alternativa perfetta al colosso dei social media. Le Libraries hanno un Tumblr dinamico, giovane e di forte impatto, le loro GIFs vengono spesso selezionate dal Tumblr Radar e permettono al museo di entrare in contatto con un’audience globale molto attenta agli aspetti visuali. È davvero un ottimo lavoro ed è super divertente!

La community che avete creato come pensate si possa ampliare ed alimentare?

La community che segue #svegliamuseo è piena di persone che lavorano nell’ambito museale da tempo o che stanno muovendo i primi passi e cercano “orientamento”. Si vede che c’è tantissima voglia di imparare e scambiare idee e iniziative, in un settore che si evolve molto velocemente. Nel mondo museale la figura del curatore ha una serie di compiti definiti e radicati, così come quella dell’archivista, dell’esperto di educazione o dell’exhibition designer. Il “digital media officer” è qualcosa di relativamente nuovo, senza compiti e competenze ben definiti. Questa necessità di reinventarsi continuamente, funzionando come “l’orecchio” dell’istituzione per quanto riguarda le evoluzioni nel settore, rende necessario a chi ricopre questo ruolo di essere curioso, proattivo ed estremamente flessibile. Penso che queste due caratteristiche, da sole, bastino a garantire che la community sarà sempre estremamente attenta e ricettiva, auto-sostenendosi e ampliandosi in maniera naturale, non solo sui canali di #svegliamuseo ma anche su quelli di realtà più internazionali, come Museums and the Web e MuseumNext, solo per citarne due.

Una selezione delle 5 cose da fare per la “social promozione” di musei e probabilmente di attività culturali in genere

1. Sperimentare su diverse piattaforme non significa dover aprire, gestire, mantenere e misurare le operazioni su tutte le piattaforme esistenti. È importante analizzare le risorse in termini di tempo e denaro sui canali che si allineano al meglio con i contenuti che l’istituzione vuole diffondere e soprattutto con i suoi visitatori.

2. Adattare i flussi di lavoro per essere proattivi e veloci nel rispondere alle richieste, alle domande o anche solo agli input degli utenti. Dietro a ogni pagina social c’è una persona (o più persone), che, nonostante rappresenti un’istituzione, deve comunque avere una voce personale e “umana”. Il senso dell’umorismo è permesso 🙂

3. Guardare al resto del settore e alle iniziative che altre attività culturali promuovono sui social e in generale con i digital media senza pensare necessariamente agli altri musei come a “competitor”. Il Web è una rete, sfruttiamo questo aspetto per creare connessioni inaspettate e stupire i nostri pubblici.

4. I social media non sono una brochure, nasconono per potenziare elementi di interattività e dialogo. Il pubblico perdona i refusi se sono bilanciati da apertura alla discussione e da contenuti di qualità, costruiti specificamente per ogni diversa piattaforma.

5. L’analisi dei dati non è un elemento da trascurare e non va utilizzata con fini puramente numerici. Un report che evidenzi un aumento significativo del numero di fan sarà utile a ottenere l’attenzione della direzione del museo, ma un’attività di evaluation che integri elementi quantitativi e qualitativi – come tipologie di commenti e entità dell’interazione – sarà lo strumento migliore per guidare il lavoro di chi si occupa dei social media in modo che si allinei sempre di più e sempre meglio a quello che il pubblico si aspetta.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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