Make in Italy e le sfide degli artigiani digitali

Nasce a Torino la fondazione Make in Italy guidata da Massimo Banzi, ideatore di Arduino 

Massimo Banzi
Make in Italy guidata da Massimo Banzi

C’è una nuova via per rimettere in moto la capacità produttiva del Paese. E’ quella dei giovani makers che con un mix di creatività e cultura digitale stanno rilanciando la manifattura made in Italy e rivoluzionando l’approccio a beni e servizi del Terzo millennio.

La sfida parte “dal basso” e trova spazio nei FABLAB  palestre-laboratorio di fabbricazione digitale, in cui informatici e creativi, artigiani e designer utilizzano tecnologie open source per auto produrre oggetti e prototipi, condividere spazi e competenze, contaminare le idee.

Un fenomeno importante che ha superato brillantemente il primo test lo scorso 6 ottobre a Roma con la prima  Maker Faire italiana, la più grande esposizione europea sulla creatività e la manifattura digitale che ha portato in primo piano il fenomeno della stampa 3D, della produzione ecosostenibile, della rivisitazione  digitale di prodotti di uso quotidiano.

L’Italia è pronta ad affrontare la sfida? Il primo a crederci è Neil Gershenfeld della Fab Foundation che guardano all’effervescenza del mondo maker in Italia, alla loro capacità di unire il saper fare, alle meraviglie della digital fabrication, ha sollecitato la creazione di una Fondazione che possa dialogare con la rete mondiale dei Fablab.

Invito immediatamente raccolto da Massimo Banzi, ex docente della scuola di Interaction Design di Ivrea e inventore del microprocessore Arduino, dall’imprenditore Carlo De Benedetti e dal giornalista Riccardo Luna che hanno scelto il 14 febbraio – data del secondo compleanno del primo Fablab Italiano nato a Torino presso il co-working Toolbox – per presentare la Fondazione Make in Italy Cdb onlus. L’idea su cui converge la Fondazione è quella di diventare un punto di riferimento per sostenere i sogni e i bisogni degli innovatori migliori, aiutare chi non ha mezzi per esprimere il proprio talento e, soprattutto, per lavorare sulle competenze digitali degli italiani. 

La Fondazione «vuole aiutare il talento dei giovani ad acquisire quell’autostima che oggi manca – come sottolinea Massimo Banzi fondatore proprio del primo FabLab torinese – mentre non mancano capacità e voglia di fare. Per questo vorremo offrire loro la possibilità di sperimentarsi ma anche gli strumenti per favorire lo sviluppo d’impresa, dalla partecipazione ai bandi e finanziamenti all’accesso alle reti».

L’entusiasmo che ha caratterizzato la nascita di una quarantina di FAB LAB in due anni ha bisogno di avere voce in capitolo e di dare gambe al cambiamento in corso, come afferma Carlo De Benedetti nel corso della conferenza stampa di presentazione della neonata onlus «vogliamo far scoprire all’Italia che esistono tecnologie alla portata di tutti che possono generare un lavoro nuovo, un lavoro per l’uomo, e far emergere questa “energia formidabile, diffusa su tutto il territorio, ma che il Paese non conosce.  La combinazione uomo – lavoro- tecnologia attiva nei Fablab è ciò che ci farà ripartire». 

“L’innovazione va supportata” è il messaggio che arriva da Riccardo Luna, anche per stimolare il livello istituzionale che, spesso, guarda con interesse agli innovatori ma ha difficoltà a tradurre il sostegno in azioni concrete. Anche su questo la Fondazione avrà il compito di agire per favorire l’adozioni di azioni concrete e di sviluppo.

La Fondazione Make in Italy Cdb onlus avrà nel board, tuttora in fase di definizione due donne, Barbara Ghella e Zoe Romano, a testimonianza che anche talenti femminili sono e possono avere un ruolo importante nel movimento dei makers e un’attenzione speciale per i giovani talenti che, rigorosamente under 19 anni, potranno entrare a far parte di un honorary board per contribuire a individuare le novità e le tendenze future. Tra i giovani “makers” under19, è già stato nominato Cesare Cacitti, protagonista della prima edizione europea della Maker Faire che si è tenuta a Roma lo scorso anno e che a 14 anni ha progettato e realizzato una stampante 3D.

Di Roberta Dho

Co-founder KAMI comunicazione. Mi occupo dello sviluppo di progetti e di prodotti editoriali per il web; curo la produzione e gestione di contenuti principalmente sui temi dell’innovazione sociale e digitale, del lavoro. Utilizzo il video come strumento per raccontare la realtà che mi circonda e comunicare contenuti.

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