The Restart Project: combattere l’obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici

The Restart Project
The Restart Project

If you can’t open it you don’t own it, questo è il principio su cui si basa The Restart Project, organizzazione non profit che ha l’obiettivo di combattere l’obsolescenza programmata dei dispositivi elettronici diffondendo e promuovendo il recupero delle competenze necessarie per ripararli.

obsolescenza programmata
Un Restart Party: combattere l’obsolescenza programmata

A Roma durante la Maker Faire si è tenuto il primo Restart Party ufficiale italiano e in quell’occasione ho incontrato Ugo Vallauri, ricercatore italiano trapiantato a Londra e fondatore – assieme a Janet Gunter – di The Restart Project, progetto nato per combattere l’obsolescenza programmata.

I Restart Party sono degli eventi gratuiti a cui le persone possono portare i loro device elettronici con problemi di funzionamento e imparare da dei riparatori esperti come aprirli e farli funzionare nuovamente o comunque migliorarne il funzionamento e prolungarne così il ciclo di vita. Il Restart Party è un format aperto, chiunque ne può organizzare uno ovunque lo desideri, seguendo alcune semplici linee guida.

Il mercato ci impone oggetti che hanno una scadenza programmata – definita appunto obsolescenza programmata  e rende sempre più difficile ripararli e più conveniente (ma conveniente per chi? Non certo per l’ambiente) comprarne di nuovi. L’obsolescenza programmata è da quasi un secolo una precisa strategia produttiva.

Il riciclo dei prodotti elettrici/elettronici è spesso vissuto come un momento liberatorio, ma l’idea di aver fatto ‘la cosa giusta per l’ambiente’ è fuorviante. Ad esempio, ricerche condotte nel Regno Unito dimostrano che il 23% di tutti i rifiuti RAEE sono ancora funzionanti o aggiustabili in modo economico. Dobbiamo affrontare il problema di questi sprechi, sia promuovendo molteplici approcci – non profit, nel nostro caso – alla riparazione, sia rivedendo la legislazione su questi prodotti. Attualmente, una volta conferiti, i rifiuti elettrici ed elettronici non possono essere recuperati per riuso e riparazione. Questo può e deve cambiare” sostiene Ugo Vallauri.

In alcuni paesi – specialmente nel cosiddetto terzo mondo, dove finisce gran parte della nostra spazzatura elettronica – le skills della riparazione sono ancora ampiamente diffuse, spesso per necessità. Noi invece abbiamo perso queste abilità, ma l’obiettivo di The Restart Project è aiutarci a recuperarle e a sviluppare un occhio critico sulla potenziale riparabilità dei dispositivi che acquistiamo.

Molto probabilmente nei prossimi anni verranno lanciati sul mercato smartphone modulari, ecologicamente più sostenibili (si pensi a Fairphone e a Phonebloks [NdR]); per noi però è prioritario ‘aggiustare’ la nostra relazione con questi oggetti. Insieme, possiamo non soltanto imparare ad essere consumatori più responsabili, ma anche capire che ciò che ci viene venduto come innovazione nei prodotti di consumo è spesso marketing, mentre non siamo in grado di riprendere il controllo dei prodotti che già possediamo per sfruttarli al meglio.”

Quando si parla di smartphone il motto di The Restart Project è The most ethical phone is the one you already have.

Di Fabrizia Endrizzi

Social Media Manager con trascorsi nell'editoria e nell'organizzazione di eventi. Appassionata di arte, viaggi, politica, ambiente e... gattara.

7 commenti

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.