Frontiers of Interaction 2013: Intervista a Louisa Heinrich

Louisa Heinrich
Louisa Heinrich

Louisa Heinrich, designer, stratega, e speaker all’ultima edizione di Frontier of Interaction, risponde alle nostre domande su futuro e tecnologia.

Louisa Heinrich
Louisa Heinrich

Ho partecipato al workshop tenuto da Louisa in occasione del Frontiers of Interaction (FOI13) e sono rimasta colpita dalle sue capacità. Coinvolgente, curiosa, piena di energia: è solo un piccolo riassunto di come è apparsa.

Il suo workshop, “Your Life as a Cyborg Superhero“, puntava alla scoperta di quello che le nuove tecnologie sono capaci di aggiungere alla vita quotidiana nell’immediato futuro e in che modo possano arrivare a farlo. Designer e stratega, technology enthusiast, Louisa ha una brillante carriera: tra le altre cose, è stata Design Director nel primo dot-com boom, Executive alla BBC, e ha avviato un laboratorio per l’innovazione rivolto agli ingegneri elettrici. Più recentemente, è stata capo della Strategist per Fjord, un’agenzia di Service Design internazionale.

Di recente ha fondato la SuperHuman Ltd., il cui motto è “mettere prima le persone”. Louisa crede che la tecnologia abbia la capacità di conferire a tutti noi dei superpoteri a patto che ne facciamo un utilizzo corretto. A questo si arriva concentrando l’attenzione su ciò che più è importante: le persone, per l’appunto.

Il lavoro di Louisa è guardare oltre il futuro. E lo fa parlando di quanto si possa migliorare noi stessi attraverso impianti cyber-futuristici, partendo dai ben conosciuti Google glasses fino alle smart app e soffermandosi su impianti di vario tipo e sofisticate protesi che possono, ad esempio, migliorare la visione da parte dei ciechi o permettere alle persone di afferrare oggetti (o camminare) anche nel caso di arti amputati o mancanti. Tecnologia che può aumentare e/o coadiuvare le capacità umane oppure riportare le situazioni a quello che chiamiamo “normalità”. Tutto questo ci rende, alla fine, dei cyborg.

Cosa ti appassiona del tuo settore di applicazione?

L: Fin da piccola ho amato la tecnologia – ma allo stesso modo ho sempre amato le storie, le persone, il capire perché facciamo certe cose. Poiché la tecnologia è in rapido movimento e le persone sono, ammettiamolo, piuttosto complesse e caotiche, c’è una tendenza per tecnologi e gli uomini d’affari di concentrarsi sulle proprie necessità, invece di soffermarsi sulle necessità delle persone che utilizzeranno la tal tecnologia o il tal prodotto. La mia opinione è che, in questo modo, perdiamo tantissime opportunità.

Sono inoltre instancabilmente curiosa e amo apprendere cose nuove. Il mio modo preferito di imparare è attraverso la conversazione e la collaborazione con persone brillanti. Il mio lavoro mi permette di entrare in contatto con molte persone che ammiro, discutendo e lavorando assieme per la risoluzione di interessanti sfide.

In definitiva, voglio quello che vogliamo tutti: fare cose bellissime. Vorrei che queste facessero una differenza positiva nelle vite delle persone reali, perché nulla vale tanto quanto vedere le persone felici grazie a qualcosa nella cui creazione sono stata coinvolta.

Al giorno d’oggi sempre più ragazze sono coinvolte nella tecnologia. Ho molta fiducia in proposito visto che le “ragazze anti-tecnologia” sono un noioso cliché, adoro ascoltare esperienze/storie in merito. Cosa ti ha guidata in questo mondo magico? Hai qualche aneddoto da raccontarci, qualche incoraggiamento per chi ci sta provando?

L: Quando avevo circa 5 anni la mia famiglia si è trasferita negli Stati Uniti. Ho fatto amicizia con una ragazza che viveva nella nostra strada. Sua madre era piuttosto fissata su stereotipi maschio/femmina tanto che una volta, al mio tentativo di prendere un cupcake blu al posto di uno rosa, mi ha detto “quello rosa è per le ragazze e il blu è per i ragazzi”. Ha anche detto alla figlia che “le ragazze non possono essere medici, le ragazze possono essere infermiere. Sono i ragazzi che poi diventano medici”.

Ha poi anche cercato di farmi credere che il tuono fosse il suono di Dio che gioca a bowling, quindi sapevo di non doverla prendere troppo sul serio. Ma quando ho raccontato tutto questo a mia madre, ha letteralmente marciato attraverso la strada e ha parlato molto severamente alla donna, dicendole che sua figlia avrebbe potuto fare *qualsiasi* cosa avesse voluto, e che non si permettesse di dire il contrario!

Così, da ragazzina, non ho nemmeno notato che la maggior parte dei miei compagni di classe in matematica erano ragazzi. Non mi è mai venuto in mente di pensare che i miei studi o le mie scelte di carriera fossero limitati per sesso (o colore o classe sociale, ma questa è un’altra storia). Non lo penso tutt’oggi. Se trovo qualcosa di interessante, lo esploro. Semplicemente non mi viene in mente che il mio genere possa cambiare le cose.
Quindi, credo che concentrarsi sul genere (maschile/femminile) sia controproducente. Se amate la tecnologia, se siete interessati in matematica, se volete essere un elettricista o lavorare nella produzione di un concerto o qualsiasi altra cosa vogliate fare, allora vi incoraggio a farlo. Applicatevici con tutto il cuore, mettete tutta la vostra passione in ciò che amate.

È davvero difficile penalizzare una persona che ha passione per il proprio lavoro e spiccata profondità di comprensione. Purtroppo, la disuguaglianza di genere esiste ancora, sia nel mondo della tecnologia e altrove, ma sono sempre rimasta soddisfatta dal concentrarmi su ciò che mi interessa, spingendo me stessa a imparare ed a crescere – senza preoccuparmi se la gente mi vede in modo diverso perché sono femmina.

Com’è esplorare le tendenze future? Come ti sembra? Sembra essere eccitante, ma che cosa richiede? Immaginazione, competenze, entrambe le cose?

Saresti sorpresa di quanto raramente le persone si pongono questa domanda, quindi sono contenta tu lo abbia fatto! Esplorare le tendenze è super-divertente e gratificante, ma come generalmente accade con le cose che danno soddisfazione, dietro c’è molto lavoro.
E’ importante ricordare (come ha detto Salvatore Iaconesi nel suo workshop presso il FOI) “le cose che immaginiamo per il futuro sono spesso le cose che finiamo per creare”. A volte vorrei potermi trovare faccia a faccia con le persone che progettano le interfacce dei computer nei film di fantascienza e, ehm, *dire loro qualche parola*.

Per quanto mi riguarda, esplorare il futuro è cercare di isolare i modelli del passato e del presente e indagare sui loro perché di fondo. C’è molto di più della tecnologia soltanto: c’è il panorama del business, il clima socio-politico, l’economia e la politica governativa ma, a mio avviso, il pilastro effettivo è il comportamento umano.

Cambiamo e ci evolviamo molto più lentamente della tecnologia, e siamo il cuore di tutti questi sistemi.

Il mio lavoro sulle tendenze intreccia i fili di influenza che attraversano il business, l’economia e la tecnologia e racconta una storia che è incentrata sugli esseri umani. Dopotutto, i miei studi riguardano Teatro e Antropologia e sono una grossa componente di come ho imparato a comprendere il mondo.

Parlando del workshop tenutosi presso FOI13 : puoi spiegare ai lettori che cosa trattava? Quale era l’obiettivo finale e quali risultati avete ottenuto?

La cosa più importante è che ho voluto tutti pensassero liberamente e si divertissero! Credo che molte delle nostre migliori idee vengano quando siamo rilassati e ci divertiamo. Come per la maggior parte delle cose che cerco di fare, il workshop è stato concentrato sulla persona piuttosto che sulla tecnologia, cercando di sfatare alcuni miti. Passiamo molto del nostro tempo come tecnologi a pensare a quale nuova tecnologia potremmo inventare e inserire nella vita delle persone. Allo stesso tempo, tendiamo a pensare a un sacco di cose come se fossero fantascienza, mentre in realtà sono proprio dietro l’angolo.

Nel laboratorio ho chiesto a ogni gruppo di immaginare un supereroe a tema (es. super-poliziotto, super-vigile del fuoco, etc.) e in cosa/come quest’ultimo avrebbe potuto aiutare. O, addirittura, ho domandato loro che tipo di supereroe avrebbero voluto essere; in ogni caso, era importante capire quale tipo di capacità sarebbero state necessarie al nostro supereroe per affrontare determinate sfide. Il punto focale era quello di concentrarsi sulla persona e su quello che stavano cercando di realizzare, utilizzando la tecnologia come mezzo per permettere svolgere al meglio i propri compiti.

Successivamente, abbiamo esplorato cosa significherebbe per il supereroe possedere queste abilità speciali: a cosa avrebbe dovuto rinunciare in cambio di questi poteri, come sarebbe stata la vita. Alla fine, ogni gruppo ha raccontato una storia che ha caratterizzato il proprio supereroe.

Tutti i gruppi hanno avuto idee interessanti, ma uno in particolare mi ha colpita. Il loro supereroe era quello che, rispetto agli altri, aveva più abilità: maggiore vista, udito, olfatto, tatto, etc.
Tuttavia, la loro storia descriveva un viaggio durante il quale, alla fine, l’uomo spegne tutti i suoi tech-poteri, perché (come uno dei partecipanti ha affermato) “è l’essere umano che è il vero supereroe”.

L’ho trovato davvero potente. La tecnologia è super-cool, ma sono gli uomini che la usano per plasmare il mondo, ed è questo che trovo più stimolante.

Grazie Louisa per averci dedicato questa bellissima intervista e per la tua gentilezza! 🙂

Alcuni link per chi volesse saperne di più:

Di Delilah

Virtual Reality Enthusiast, Feticista dei Particles, Hopeless Nerd. Lavora nel campo dell'informatica e non si stacca mai dal computer. Darkettona con i capelli verdi, ama i gatti, Cthulhu ed il proprio Companion Cube. Ha una predisposizione naturale per lo zucchero filato. La rete è la sua seconda casa. Tra le sue (altre) passioni ci sono cucina, arte e fotografia.

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