Da TechEconomy: gli smartphone sanno tutto di noi?

Foto di DAYJOY, Flickr
Foto di DAYJOY, Flickr
Foto di DAYJOY, Flickr

Questa settimana dalle pagine di TechEconomy abbiamo selezionato questa notizia che parla di smartphone e dei “segreti” che custodiscono e che potrebbero essere svelati. Il nostro telefono, infatti sa dove siamo, dove andiamo, cosa cerchiamo, quello che ci piace e quello che acquistiamo. Ovvio che queste informazioni interessano per prime le società pubblicitarie e i colossi high tech come Facebook e Google. Il post ci spiega come possiamo essere monitorati, anche senza cookie.

Per “seguire i potenziali consumatori e raggiungerli con pubblicità super mirate”, c’è bisogno di seguire gli utenti anche su mobile. Una delle novità è che gli advertiser lo stanno facendo senza cookie, ovvero senza quelle piccole stringhe di codice che permettono di seguire gli utenti su Internet. Questo perché i cookie non funzionano su dispositivi mobili. Una tendenza – riporta il New York Times – che si è tradotta nel boom di società specializzate in “seguire” gli smartphone e i loro proprietari, per poi venderne i dati, sollevando timori per la privacy.

Secondo i critici, infatti, i consumatori non realizzano quante informazioni private sono contenute nei loro cellulari e quanto sono vulnerabili scaricando applicazioni o semplicemente vivendo la loro vita quotidiana con uno smartphone in tasca.

Una delle società nate per specializzate nel tracciare i gusti degli utenti è Drawbridge, fondata da ex scienziati di Google, che è riuscita finora a rintracciare 1,5 milioni di smartphone, vendendo poi le informazioni raccolte alle società pubblicitarie per spot personalizzati. La società ha partnership con diversi editori online ed attraverso questi partner, che inviano una notifica ogni volta che un utente visita un sito Web o un’applicazione mobile, valuta l’opportunità di mostrare o meno un annuncio pubblicitario. La società utilizza le notifiche ed elabora dei modelli di comportamento e utilizza modelli statistici per determinare la probabilità che più dispositivi hanno lo stesso proprietario e di assegnare quella persona un identificatore anonimo.

Ad oggi non è vietata la raccolta o la condivisione dei dati da parte di terzi, ma gli utenti cosa ne pensano?

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.