Insegnanti e tecnologie: l’aggiornamento docenti si fa social

Seminar for English Language Teachers - Foto di U.S. Embassy Tel Aviv
Seminar for English Language Teachers  - Foto di U.S. Embassy Tel Aviv
Seminar for English Language Teachers – Foto di U.S. Embassy Tel Aviv

Chi esercita la professione docente non può fare a meno di formazione e aggiornamento. Lo afferma anche Maria Chiara Carrozza che intravede – per il futuro – aggiornamenti obbligatori per gli insegnanti, soprattutto in ambito tecnologico. L’importanza di queste attività è innegabile e strettamente legata all’evoluzione della società, del sapere e dei mezzi per diffonderlo. Più velocemente si evolve il nostro mondo e più cresce il bisogno di imparare (e insegnare) a gestirne la complessità. Il sistema scuola, tuttavia, non le ha mai imposte, ma solo vivamente consigliate, talvolta agevolate, raramente finanziate. Insomma un docente volenteroso e desideroso di crescere professionalmente ha dovuto spesso cavarsela da solo.

Riviste specializzate e pubblicazioni scientifiche: i più fortunati le trovano nella biblioteca della scuola (laddove esiste). Attività di formazione, corsi di perfezionamento, convegni e seminari: qualche docente vi partecipa grazie a dirigenti illuminati e con soldi da investire (sempre più rari).

La rivoluzione digitale ha prodotto cambiamenti anche qui.

Per cominciare si sono estinti i corsi per corrispondenza – e diradati quelli in presenza – sostituiti dai più comodi corsi online, webinar, Moocs, videoconferenze e così via. Inoltre tutte le riviste di settore sono oggi su Internet e l’accesso agli aggiornamenti del mondo della scuola e della didattica è quindi più diretto di un tempo. Anche i testi dell’editoria specializzata, una volta reperibili solo in specifiche librerie – o per corrispondenza – adesso sono a portata di clic in formato digitale. Con l’introduzione delle nuove tecnologie sono stati fatti grandi progressi sia dal punto di vista dell’accessibilità che dell’economicità.

In materia di aggiornamento – però – la novità per chi insegna viene dal frequentatissimo mondo dei social network e si chiama Facebook.

Grazie a vere e proprie “reti di persone” oggi è possibile fare informal networking, cioè entrare in contatto con chi condivide la nostra stessa professione, dunque le stesse esigenze, problematiche, curiosità ed esperienze. La presenza di gruppi professionali in social network come facebook  è un fenomeno nuovo ma già in larghissima espansione. Tra i numerosissimi gruppi di professionisti che “abitano” lo spazio virtuale si stanno moltiplicando le comunità – molte fondate da insegnanti donne – dove si discute di scuola e tecnologie.

Ma da dove nasce l’esigenza di unirsi online per i docenti della scuola di oggi frequentata dai nativi digitali?

Rispondono a questa domanda tre insegnanti, Jole Caponata e Piera Ferraro – cofondatrici di Docenti virtuali – e Giuseppe Corsaro – fondatore di Insegnanti 2.0 – tra i gruppi di docenti più attivi e “popolati” di Facebook (più di 4000 membri ciascuno) dove si parla di tecnologie nella didattica. Tre loro articoli, recentemente apparsi sul sito dell‘INDIRE, fanno il punto sulla scuola italiana alle prese con la rivoluzione digitale e illustrano bene il fenomeno di cui stiamo parlando. Tra i motivi che spingono ogni giorno decine di insegnanti “progressisti” a richiedere l’iscrizione a questi gruppi troviamo:

  • ritrovarsi in uno spazio informale di discussione, confronto e scambio di esperienze
  • interagire in un contesto comunicativo immediato e globale
  • ridisegnare una nuova identità professionale e recuperare la motivazione
  • associarsi per superare il senso di isolamento che si prova lavorando in una scuola non ancora predisposta al cambiamento e con colleghi “conservatori”

Quale apporto offrono queste community in termini di aggiornamento e formazione?

Farne parte significa innanzitutto poter entrare in contatto, comunicare, interagire in tempo reale con un gran numero di docenti e formatori (non solo italiani). Ogni contributo – sia sotto forma di post che di semplice commento –  rappresenta una ricchezza per il gruppo in termini di:

  • scambio di esperienze e buone pratiche
  • individuazione di tools, apps e software didattici per una didattica 2.0
  • condivisione di risorse didattiche, lezioni, video, podcast
  • discussione di tematiche legate all’organizzazione della scuola digitale e al cambiamento delle metodologie didattiche
  • consulenza su hardware (LIM, PC, tablet)
  • segnalazione di eventi, corsi, convegni, fiere
  • riferimenti a siti e blog didattici, articoli e materiale informativo presente in rete

Una strada alternativa per promuovere la propria crescita professionale attraverso moderne e dinamiche comunità di apprendimento. Un modo innovativo, gratuito e comodo per aggiornarsi che fa guadagnare dei punti a facebook, il social network più chiacchierato del mondo.

Di Chiara Spalatro

Sono sempre stata una docente sopra le righe, col pallino della scrittura e della lettura. Formatrice e appassionata sostenitrice di un rinnovamento nel mondo dalla scuola. Oggi sono animatore digitale e mi occupo di Flipped Classroom, ICT nella didattica, rapporti tra giovanissimi, Web e social media.

3 commenti

  1. Ottimo articolo, ottimi spunti di riflessione. Quando si creano piazze virtuali frequentate da persone appassionate (o per lo meno interessate) del proprio lavoro, lo scambio, il confronto, la discussione diventano essi stessi formazione. E questo succede senza che ce ne accorgiamo, per lo più nel tempo che crediamo libero… Un’idea che ho già lanciato a Giuseppe Corsaro e ad altri amministratori di gruppi FB sulla scuola è quella di una “rete tra le reti”. Pensiamoci… Grazie a Chiara Spalatro per questa sintesi.

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