Dammi 3 parole per vincere il Google Summer of Code: Intervista a Mara Branzanti

Mara Branzanti
Roma Roller Team, squadra di Mara Branzanti
Roma Roller Team, squadra di Mara Branzanti

Leggerezza, Tenacia, Coraggio. Sono queste le 3 parole che descrivono il successo di Mara Branzanti, ingegnere ambientale appena ventiseienne vincitrice del Google Summer of Code 2013. Il perché lo abbiamo capito intervistandola, poche mattine dopo l’assalto dei media che hanno portato lei, ricercatrice italiana dell’Università di Roma La Sapienza, sulle prime pagine dei giornali per il suo progetto che la vede impegnata nella scrittura di un software open source che consentirà ai ricevitori satellitari sulla Terra di trovare il segnale del satellite Galileo in orbita più vicino.

Una delle prime cose che ci dice Mara è che lei pratica pattinaggio a rotelle da quando andava alle elementari. A novembre partirà con la sua squadra, la Roma Roller Team, per disputare in Giappone i campionati mondiali per i quali hanno avviato una iniziativa di crowdfunding finalizzata a sostenere le spese di trasferta delle atlete. Vola Mara. Vola sui pattini a rotelle e vola nella vita professionale affermando che le due cose sono strettamente correlate. “Fin da ragazzina – dice l’ingegnera romana – mi alleno per almeno tre ore al giorno. Ho sempre studiato volentieri per poter andare bene a scuola e far sì che i miei genitori mi facessero continuare a pattinare. Questa è la mia passione, quella che mi sostiene ogni giorno, quella che mi ha insegnato ad accettare le sfide, a rialzarmi e ripartire dopo una caduta, a tenere duro e non mollare mai”.

La leggerezza sui pattini e nella vita, quella descritta da Italo Calvino, che “non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto” Mara ce l’ha: si sente da come parla del suo successo e dalla modestia con cui rimarca più volte di non essere l’unica vincitrice italiana (una ventina gli altri, tra cui solo un’altra ragazza). “Sono stata fortunata – afferma sorridendo Mara – perché la Commissione Europea ha linkato il mio progetto dopo che avevo fatto notare per mail la presenza di alcune imprecisioni nel documento contenente il metodo di decodifica del segnale inviato dal satellite. Essere sul loro sito mi ha dato visibilità”. Quella visibilità che purtroppo i ricercatori raramente hanno. “So che se vorrò continuare questo lavoro – dice con una punta di tristezza – probabilmente tra un anno e mezzo, a fine dottorato, dovrò lasciare l’Italia“. Questo Paese dove il dottorato è considerato un prolungamento della laurea, quasi una laurea tardiva e non un’esperienza importante. Questo Paese che ha visto andare via uno dei punti di riferimento di Mara: il suo correlatore, Gabriele Colosimo, che insieme a Augusto Mazzoni e “al professore”  Mattia Crespi l’hanno aiutata a crescere. “Il mio prof – dice Mara – si augura che Gabriele sia solo un prestito che l’Italia ha fatto alla Svizzera, ma il dato di fatto è che se le cose non cambiano, se sei giovane e molto bravo la tentazione di andarsene è forte“.

Mara Branzanti
Mara Branzanti

La tenacia, quella che ti sostiene nei momenti di sconforto quando cadi dai pattini o quando nel fare ricerca le giornate non vanno come vorresti, è un altro segreto di successo. Quella che Mara applica ogni giorno. “Ho imparato – dice – ad avere pazienza, a provare e riprovare, a non scoraggiarmi. Questo è un lavoro particolare: si combatte contro qualcosa che non sappiamo bene cosa sia. Bisogna essere dei guerrieri per fare i ricercatori. Così come per diventari campioni di pattinaggio“. E’ la tenacia che ha portato Mara a ritentare il Google Summer of Code dopo che l’anno scorso aveva provato, su sollecitazione di un collega, senza riuscire. “Quest’anno mi ci sono dedicata andando a studiare da subito gli argomenti proposti, ho contattato le persone che potevano collaborare con me e il 27 maggio ho consegnato la proposta di sviluppo del progetto”. E i risultati sono arrivati. “Devo ringraziare molti – dice Mara – e tra questi sicuramente la mia collega ricercatrice, Elisa Benedetti. Per il resto, posso dire con soddisfazione che questo argomento è nuovo e molto del lavoro l’ho fatto da sola“.

Il coraggio è sicuramente una delle qualità che non può mancare agli innovatori, a chi cerca qualcosa di sconosciuto che migliori la vita di tutti. “Quando ho deciso di partecipare al Google Summer of Code – continua Mara Branzanti – l’ho fatto pensando che studiando e investendo del tempo in questa cosa, al massimo avrei imparato qualcosa di nuovo. L’obiettivo insomma non era tanto vincere quanto approfondire questo argomento che mi piace, è nelle mie corde, vista la mia specializzazione in Geodesia e Geomatica”.

Ci siamo chieste se a sostenere questa ingegnera, a incoraggiarla nel suo percorso di studi, ci fosse qualche familiare “matematico”, un appassionato di scienze, un parente che a Natale al posto della Barbie regalasse un gioco scientifico. E abbiamo avuto conferma del fatto che ciò che porta le donne a lavorare in ambito scientifico purtroppo non è solo un gioco da piccole ingegnere crescono. “Ho una passione innata per la matematica – afferma Mara – ma nessun altro ce l’ha in casa mia. Da piccola ho sempre prediletto i giochi all’aperto, quelli che credo manchino ai ragazzini di oggi, troppo impegnati a strisciare le dita sui tablet”. Di tablet Mara non sente l’esigenza. Ridendo dice di non avere uno smartphone (e di non sentirne troppo la mancanza), di non essere così “social” perché preferisce vivere la vita reale e non virtuale, di non passare troppo tempo a mettere Mi piace o a fare retweet. “Quello che mi stupisce della gente oggi – dice Mara – è che tutti hanno un telefonino, un tablet, un navigatore, mille app per farsi portare in un posto ma se poi si trovano una cartina in mano non sanno neppure da quale parte guardarla”.

Insomma preferisce volare Mara. Le piacciono le piroette con i pattini, gli applausi del pubblico quando fa bene, il battere sui tasti componendo un codice che aiuta a realizzare un sistema di posizionamento satellitare ad alta precisione. Le piace sorridere. E sorride anche mentre, quasi con imbarazzo, dice: “Le donne sono più brave a programmare”.

Anche noi ne siamo convinte. E non perché le donne siano più intelligenti, ma solo perché sono un concentrato di leggerezza, tenacia, coraggio. Proprio come Mara.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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