Crowdfunding: che cos’è, a cosa serve, come si realizza

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Foto di Brenderous - http://www.flickr.com/photos/brenderous/6278328485/
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Foto di Brenderous

Quando si pronuncia crowdfunding tutti pensano ad un buon modo per finanziare un progetto chiedendo un piccolo contributo al maggior numero possibile di persone. In pratica l’incarnazione del detto che “l’unione fa la forza” e in questo caso che fa pure la risorsa necessaria a finanziare qualcosa che vogliamo realizzare. Vi accompagniamo alla scoperta di questa interessante opportunità ascoltando tre donne che di crowdfunding se ne intendono perché ci lavorano o l’hanno utilizzato per realizzare un sogno.

Chiara Spinelli si può definire la “mamma” di Eppela, una delle prime piattaforme di crowdfunding in Italia, visto che l’ha creata nel 2010 e gestita fino al 2012. Attualmente continua l’impegno per il crowdfunding in Italia con ICN, Italian Crowdfunding Network, associazione che ha fondato insieme a un gruppo di amici ricercatori, analisti e startupper del settore. A Chiara abbiamo chiesto di aiutarci a capire meglio il crowdfunding.

Prova a spiegare il crowdfunding ad un bambino…

E’ un sistema perfetto per trasformare una tua buona idea in un vero progetto. Ma bisogna metterci molto impegno: saper capire a chi può interessare davvero (non soltanto a te e ad altre tre persone!), saperlo raccontare al meglio usando internet come strumento di comunicazione e saper diffondere il tuo racconto a tutti gli interessati grazie a Facebook, a Twitter, alle mail, al passaparola. Le persone interessate (i tuoi amici ma non solo) possono scoprire il tuo progetto e decidere di darti una quota in denaro per permetterti di realizzarlo. Tante persone, piccole cifre: il gioco è fatto. In cambio potrai dare a chi ti ha aiutato un piccolo regalo legato al tuo progetto. Un modo per ringraziarli e farli sentire coinvolti e partecipi.

Come e dove hai conosciuto il crowdfunding?

L’ho scoperto nell’autunno del 2010, nel momento in cui Kickstarter, la piattaforma USA, è letteralmente esplosa grazie ai primi progetti ad altissimo budget. Quello che in realtà mi ha attirato è stata soprattutto la spaventosa quantità di progetti a piccolo budget, soprattutto culturali, che riuscivano a sostenersi attraverso questo mezzo. Ne ho subito colto le difficoltà per il mercato italiano, ma anche la sfida.

Quali gli errori più comuni che hai visto commettere?

L’Italia è il paese della creatività, dell’invenzione, del design e dell’arte. E invece molti progetti sono mediocri, perché peccano di presunzione: non sono originali ma credono di esserlo, oppure lo sono ma non sanno chiedere, mettersi in gioco. Non c’è la burocrazia di un prestito in banca, ma ci sono comunque regole di trasparenza, serietà nel proporsi, necessità di una comunicazione solida e virale, impegno costante. Il feedback della rete non perdona….e i soldi attraverso il web non ti piovono addosso. Purtroppo la radice di questo atteggiamento è da imputare anche ai media: il crowdfunding viene sempre “venduto” come il mezzo facile per fare soldi. Così i progettisti riempiono le piattaforme di progetti più o meno interessanti che però non hanno pubblico. E se il mezzo non funziona spesso non sanno fare un onesto mea culpa, guardare sinceramente al valore del proprio progetto e magari ai suoi difetti. Invece dobbiamo dire che il crowdfunding è prima di tutto lo strumento per diventare fruitori attivi, intelligenti e consapevoli di buoni progetti e buone idee e non solo consumatori passivi. E’ indicativo il fatto che la maggior parte delle persone che tentano una campagna di crowdfunding in Italia non hanno mai fatto nemmeno un’offerta a un altro progetto, quindi non hanno mai usato davvero lo strumento. E’ come se pretendessimo di far mangiare a tutti un piatto preparato da noi, ma che noi non abbiamo intenzione di assaggiare. Se non costruiamo la cultura dei sostenitori, se non creiamo la “crowd”, non avremo mai il “funding”. Le cose stanno lentamente cambiando, ma la strada è ancora lunga…

Qualche esempio virtuoso italiano

Mi piace segnalare due piattaforme molto diverse tra loro. La prima è Produzioni dal Basso: pionieri del crowdfunding, i due fondatori hanno iniziato a socializzare i progetti nel 2005, prima ancora che il fenomeno prendesse davvero un nome, addirittura prima della nascita dei social network e di Youtube, che in questo momento sono il primo strumento di diffusione dei progetti. La loro piattaforma ha ottimi numeri ed è free, nel senso che non fa transazione economica ma solo vetrina ai progetti, e per questo non trattiene nemmeno una quota per il servizio.
Dall’altra parte c’è Musicraiser, piattaforma nata lo scorso autunno ma che ha già un numero molto alto di progetti andati a buon fine. Ospita solo progetti musicali, come album, documentari, eventi. Il settore musicale è in crisi da anni e i musicisti indipendenti sono i primi ad aver capito che devono “contaminarsi” e chiedere aiuto a chi ama la loro musica.

Una volta capito a cosa serve e come si implementa il crowdfunding, ci piaceva riportare due esperienze felici. Una è quella di #eradellatrasparenza di Agorà Digitale, associazione no profit che promuove gli interessi di quanti vogliono lo sviluppo aperto di internet e delle nuove tecnologie.  “Per l’iniziativa di crowdfunding – afferma Martina Bezzininon ci siamo appoggiati a nessuna piattaforma. Abbiamo valutato sia Eppela che Kickstarter, ma alla fine abbiamo optato per una gestione autonoma tramite il nostro sito, con l’implementazione Wufoo – Paypal“.  Gli obiettivi di Agorà Digitale, essendo legati al monitoraggio della trasparenza, sono stati definiti in termini di “parlamentari da coinvolgere” e “Pubbliche Amministrazioni da monitorare”. “Si poteva scegliere di donare 2 euro – continua Martina – per consentirci di aggiungere un’altra amministrazione a quelle già controllate o 4 euro per aggiungere un parlamentare alla cerchia di quelli su cui fare lobby. Abbiamo diffuso la campagna sui social, inviando email a tutto l’indirizzario e coinvolgendo ogni membro del team che ha lavorato sui contatti personali. Non abbiamo raggiunto il 100% dell’obiettivo ma ci riteniamo ugualmente soddisfatti, come prima esperienza”. La particolarità del progetto di Agorà sta nel fatto che gli “investitori” non sono solo finanziatori ma soggetti attivi, che si vuole coinvolgere attivamente e far partecipare al progetto.

Altra esperienza felice, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa, è quella di Networkmamas.it. “Abbiamo valutato le diverse opzioni a disposizione – afferma Cristina Interliggi –  e poi abbiamo scelto di non appoggiarci a nessuno dei pur ottimi siti che si occupano di crowdfunding. Questo perché abbiamo nel gruppo uno sviluppatore in grado di gestire tecnicamente la cosa, per poter avere un accesso a statistiche molto avanzate su come gli utenti navigano sul nostro sito e per poter impiegare in modo virtuoso il 5% che normalmente si lascia alla piattaforma di crowdfunding donandolo alla onlus Pangea, che si occupa di aiutare le donne in difficoltà”.

“Le scoperte consistono nel vedere ciò che tutti hanno visto e pensare ciò che nessuno ha pensato” ha affermato Albert Szent-Gyorgyi. E quando vi succede di fare una scoperta e sognare di poterla realizzare mettetevi in gioco e non chiedete aiuto ad una sola persona. Chiedete l’aiuto di tutti. Pronte per un’esperienza di crowdfunding?

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

5 commenti

  1. Complimenti, gran bell’articolo. Serve molto per creare cultura, diffondere e sviluppare le comunità attorno a questo splendido strumento.

    1. Grazie, abbiamo voluto provare a spiegare l’opportunità tramite l’articolo proprio con degli esempi concreti. Se avete qualche altra bella esperienza da segnalare la ospitiamo volentieri!

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