Networkmamas. Telelavorare facendo rete in Rete

Cristina Interliggi di Networkmamas
Cristina Interliggi di Networkmamas
Cristina Interliggi di Networkmamas

Questa è la storia di una di noi, anche lei disoccupata per caso dopo il primo figlio. Questa sarebbe oggi la versione della via Gluck al femminile, visto che per oltre 60mila donne la conciliazione lavoro-maternità non è una storia a lieto fine.

Così è stato anche per Cristina Interliggi, community manager e co-founder di Networkmamas.it, che ha avviato questa avventura alcuni mesi fa, con la nascita della sua secondogenita Flora. “Dopo aver perso il lavoro di web designer 5 anni fa con la nascita della mia prima bimba, Viola – racconta Cristina – non sono più riuscita a rientrare stabilmente nel mondo del lavoro. Ho capito di essere in compagnia di tante altre donne altamente qualificate che dopo la nascita di un figlio faticano a tornare al proprio posto di lavoro o a trovarne un altro. Così, insieme al mio compagno, abbiamo pensato di realizzare un marketplace per il telelavoro delle mamme“.

L’idea ha riscosso successo tra gli “addetti ai lavori”, ha vinto il contest Next Talent Award 2013 de La Repubblica e siamo stati accolti da I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino ma soprattutto ha trovato tante mamme pronte a fare community. Networkmamas non è più solo un’idea e per svilupparsi ha bisogno dell’aiuto di tutti coloro intendono supportare il progetto. Dal 12 maggio, festa della mamma, parte infatti una campagna di crowdfunding utile a raccogliere le donazioni necessarie a pagare consulenze legali e amministrative, spese di sviluppo e di marketing, costi di server ed hosting. Mentre riflettete sulla possibilità di aiutare questo progetto, leggete le risposte di Cristina alle nostre domande.

Quante donne fanno già parte della vostra community? Quale l’età prevalente e i problemi che maggiormente sono stati esposti dalle mamme iscritte?

La nostra è una piccola community online nata dal passaparola, che attualmente si ritrova su un gruppo di linkedin chiamato Networkmamas. Abbiamo ad oggi più di 350 pre-iscritte al sito: sono prevalentemente mamme di uno o più bimbi, di età compresa tra 30 e 40 anni, che non lavorano o lo fanno con contratti atipici. Spesso sono il fulcro su cui ruota casa-lavoro-famiglia e vorrebbero avere più tempo a disposizione per poter lavorare ma anche per stare di più con i figli. In genere non hanno asili disponibili (e ad un costo ragionevole) o familiari vicini a cui appoggiarsi e, visto che in molti casi hanno già lavorato in passato, vorrebbero contribuire alle spese familiari e raggiungere un’indipendenza economica anche parziale.

A parte il fare rete, qual è il valore aggiunto che può offrire una piattaforma di telelavoro? Quali le difficoltà che Networkmamas potrebbe aiutare a superare?

Telelavorando si abbattono i tempi morti del viaggio, spesso di durata importante, ci si organizza al meglio la giornata diminuendo l’uso oneroso di baby sitter o asili privati (spesso gli unici disponibili, viste le richieste enormi a fronte di pochi posti e il sistema rigidissimo di conferimento punti in quelli pubblici). Networkmamas vuole aiutare le mamme in gamba a connettersi con clienti interessati alla professionalità e alla puntualità di esperte che possono far risparmiare tempo e denaro con consulenze rapide ed immediate. Inoltre molte mamme lamentano la difficoltà di non riuscire a trovare clienti se non dedicando a questa attività molto del poco tempo a loro disposizione.

L’idea è nata da “mamma”. Ma il telelavoro non pensi possa cambiare in meglio la vita anche delle non mamme?

Certamente, ma il problema è la mancanza di fiducia e di apertura mentale dei datori di lavoro che ti credono utile ed operativo solo se ti vedono alla tua scrivania. Concetto sorpassato e fuorviante che verrebbe sopraffatto da quello di telelavoro, se solo gli si desse una possibilità.

Il lavorare da casa può essere visto come una forma di isolamento, un modo per chiudersi in casa con i figli e abbrutirsi irrimediabilmente. Cosa pensi tu? Come si può abbattere questo pregiudizio?

Per esperienza personale so che si tratta di uno stereotipo parzialmente veritiero e che il rischio di trovarsi in pigiama all’ora dell’aperitivo serale esiste.  Ci vuole metodo e autodisciplina e, da donna, riconosco che devi sviluppare uno speciale pulsante on/off per non pensare anche a tutto il resto di cose che devi fare in casa. Al contrario a me piace sapere che se non riesco a finire un lavoro perché la mia bimba di 8 mesi piagnucola e vuole solo stare in braccio o la grande di 5 anni vuole fare i lavoretti creativi, arriverà di sicuro il momento in cui dormiranno e mi lasceranno proseguire. Magari saranno le 23 e sarò stanchissima, ma avrò comunque un momento per me, per concentrarmi e dare il meglio, sapendo di aver comunque reso felice le mie piccole.

Quali le caratteristiche indispensabili per una donna che si vuole mettere in gioco con un’attività in proprio?

Il coraggio, la tenacia e la capacità di “partire da sole”. Se una cosa non funziona è inutile lamentarsi, o la si accetta così come è oppure ci si aziona in prima persona per cambiarla. Lavorare in team inoltre è utilissimo. Io sono co-funder di Networkmamas, insieme al mio compagno, Marco Fantozzi e il terzo socio è un programmatore, Matteo De Simone. Insieme abbiamo già compiuto un bel percorso, ma per trasformare il progetto in realtà  abbiamo bisogno di un aiuto che chiediamo tramite la campagna di crowdfunding che sarà attiva dal 12 maggio al 9 giugno. Siamo nati e cresciuti pian piano grazie all’appoggio e al calore di molte mamme che ci incoraggiano e ci spingono a non abbandonare la nostra idea. Con un piccolo aiuto da parte di tutti, siamo sicuri di farcela…

Se siete arrivate a leggere tutta l’intervista, riflettete ancora su quello che ha scritto Oriana Fallaci:

“Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti”.

Un diritto che, come tutti i diritti, va difeso anche attraverso la partecipazione. E voi che fate, aderite?

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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