Food pornography, social eating e food-sharing: i social network legati al mondo del cibo

Food pornography, social eating e food-sharing

Food pornography, social eating e food-sharing

Il cibo spopola sui media e non è difficile rendersene conto. Dai cooking show che troviamo ormai su tutti i canali televisivi, ai food blog che invadono la blogosfera. Poteva forse il mondo dei social network uscirne indenne?

Basta dare un’occhiata a Instagram e Pinterest per rendersi conto di come il cibo sia una degli elementi più presenti e condivisi. Cavalcando questo trend sono nati veri e propri social network tematici legati a cibo, ricette, cucina e buona tavola. Volendoli suddividere in categorie ho individuato 3 differenti leit motiv:

Condivisione della fotografia del proprio piatto

In questo caso ciò che si desidera condividere è l’immagine del succulento piatto che si sta per mangiare e ciò che più conta è mostrare la foto del proprio pasto ai propri contatti. Stiamo parlando della dilagante moda della food pornography.

  • Foodspotting è il social network per antonomasia dei pornografi del cibo, una guida visiva sul buon cibo e dove trovarlo. L’applicazione, poggiandosi su un sistema di geolocalizzazione, consente infatti di “avvistare” il cibo presente nei paraggi oppure di fotografarlo e condividerlo online per essere votato e commentato dagli utenti.
  • Tastespotting è invece una sorta di Pinterest interamente dedicato al cibo e basato sull’idea secondo la quale noi mangiamo prima di tutto con gli occhi o, riprendendo ciò che riportano nella pagina about:

Tastespotting is our obsessive, compulsive collection of eye-catching images that link to something deliciously interesting on the other side.

Condivisione di un pasto in compagnia

Quando il piatto che si ha davanti passa in secondo piano e quello che si vuole condividere è il momento in cui il pasto viene consumato si parla di social eating.

  • Vuoi condividere le tue abilità culinarie organizzando eventi a casa tua? Gnammo ti permette di mettere alla prova le tue capacità dietro ai fornelli e di conoscere nuove persone con la tua stessa passione per la buona tavola trasformando il momento del pasto in un’esperienza unica che unisce l’incontro, la conoscenza e il buon cibo.
  • Letslunch è da molti definito il “Linkedin della pausa pranzo”. L’obiettivo principale è infatti quello di ampliare la propria rete di contatti lavorativi sfruttando appunto l’orario dei pasti. È sufficiente iscriversi, collegare i principali social network al proprio account e inserire posizione geografica e disponibilità al resto pensa lui incrociando i nostri dati con quelli degli altri utenti. Un ottimo modo per fare networking davanti ad un bel piatto di pasta.
  • Peoplecooks è invece pensato per tutte quelle persone (studenti, lavoratori, turisti, ecc) che per necessità si trovano spesso a mangiare fuori e vogliono gustarsi un pasto in compagnia ad un prezzo contenuto (6€ per un pasto completo). Grazie ai cookers, ossia coloro che decidono di aggiungere (fino a 5) posti alla propria tavola e mettersi ai fornelli, il pasto fuori casa diventa oltre che una spesa sostenibile un momento di convivialità.

Condivisione nell’ottica sempre più diffusa della sharing economy e di un consumo collaborativo

  • Condividiamo auto e case perché non dovremmo fare lo stesso con il cibo? Partendo da questo assunto nasce in terra alemanna (e per il momento disponibile in un numero limitato di paesi europei) Foodsharing, una startup che ha l’obiettivo, facendo incontrare domanda e offerta, di agevolare la condivisione del cibo che si avvicina alla scadenza evitando gli sprechi. Il funzionamento è molto semplice, è sufficiente registrarsi e indicare tipologia, quantità e tempo di ritiro dei prodotti il tutto tenendo ben presente un principio: “Non dare da mangiare agli altri quello che non vorresti mangiare tu”.
  • Sulla sua falsariga è nata in Italia Ifoodshare il cui intento etico e sociale è ben chiaro dalla homepage in cui fa bella mostra un dato che dovrebbe farci riflettere “ogni anno in Italia vengono buttati via 12,3 milioni di € di cibo”. Pensata per privati, rivenditori e produttori che vogliono offrire liberamente e gratuitamente prodotti alimentari in eccedenza a persone che ne hanno invece bisogno.

Voi in quale categoria vi collocate?

Di Milo Soardi

Venere di nome, geek di fatto, Web Marketing Strategist di professione. Portatrice sana di fossette con un’insana passione per Woody Allen.

3 commenti

  1. Carino lets lunch, non lo conoscevo!

    In generale questi social media soffrono della scarsa densità di utenti, per cui si ritorna sempre su twitter e facebook. Ma articoli come questo aiutano a diffondere la cultura della food pornography e confido nel successo di almeno un paio dei social sopra citati 🙂

  2. Bellissimo articolo, molto interessante!Conoscevo quasi tutti i social media che hai descritto ma non Tastespotting, lo provo subito! 😉

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