Lavoro, dunque scrivo! Quando i testi funzionano

The Harvest Writer
The Harvest Writer
The Harvest Writer di JohnONolan

“Siamo diventati tutti un po’ scrittori ed editor” sostiene Luisa Carrada nel suo libro “Lavoro dunque scrivo (Zanichelli edizioni, prezzo di copertina 21 euro). E come darle torto se pensiamo a quanto ciascuno di noi sia portato a scrivere ogni giorno? Sms, stati di Facebook, tweet, lettere, relazioni fino ad arrivare ai testi di un blog.

“Ogni testo può essere migliorato”. Con questa consapevolezza l’autrice accompagna il lettore per tutte le 461 pagine, che si leggono in un soffio e aiutano a plasmare il testo strutturandolo, sintetizzandolo, migliorandone lo stile per renderlo piacevole.

Perché “la forma è sostanza” e perché “c’è un criterio che non cambia e sul quale l’autore può sempre fare affidamento: pensare all’utente, al lettore, al cliente”. Abbiamo chiesto a Luisa Carrada qualche consiglio al di là del libro, che merita un posto riservato sulla scrivania di chiunque si avvicina alla penna o alla tastiera di un pc, di un tablet, di uno smartphone.
lavoro

Le tre regole alle quali chi scrive per il web non si dovrebbe sottrarre

Non amo molto la parola “regola”, perché spesso nella scrittura le soluzioni migliori nascono proprio dall’infrazione (consapevole) delle regole. Ma se dovessi dare tre indicazioni utili sono queste:

  1. bando alle introduzioni e alle premesse, meglio cominciare subito con la notizia, l’informazione più importante o un dettaglio talmente interessante da tirare il lettore dentro al testo
  2. curare in modo maniacale la forma del testo: capoversi coerenti, ordinati e spaziati; grassetti per titoli e parole chiave; font giuste, espressive e leggibili; una spruzzata di colore, non per l’estetica, ma per una migliore leggibilità. Un testo plastico come un bassorilievo, insomma, da leggere anche a colpo d’occhio.
  3. i piccoli testi sono particolarmente importanti: titoli, sottotitoli, parole chiave, link, tag, testo alternativo delle immagini, didascalie e tagline, cioè il breve slogan in home page. Senza buoni “microcontenuti”, i testi più belli e interessanti rischiano di non essere mai trovati e valorizzati.

Nel libro è scritto “Il lavoro di scrittura non finisce mai e ogni testo può essere migliorato”. Come si concilia questo con i tempi rapidi che richiede la scrittura su blog o social network?

È vero, non è per niente facile fare silenzio nel rumore incessante e nel flusso informativo in cui siamo ormai sempre immersi. Ma ogni tanto il volume bisogna abbassarlo. Non solo per rileggere, limare e migliorare i testi, ma anche per pensare e far sì che i mille stimoli che riceviamo dalla rete possano connettersi, radicarsi e germogliare in idee e testi nuovi e originali. Il web premia l’originalità, di contenuto o di stile, le voci diverse. Vale la pena abbassare ogni tanto le voci di fuori per ascoltare quelle di dentro e quelle dei nostri testi, che hanno sempre qualcosa di nuovo da dirci. Scrivere – vale per i grandi scrittori, ma anche per ciascuno di noi – è in gran parte ri-scrivere.

Scrivere una cosa sensata in 140 caratteri non è banale. Consigliaci un “produttore di tweet” imperdibile da seguire.

Nel panorama italiano ne citerei due. Uno è l’Accademia della Crusca @AccademiaCrusca. Non solo perché dà mille consigli utili per migliorare la nostra scrittura, ma soprattutto perché lo fa con uno stile che unisce precisione e autorevolezza a un tono di voce sempre piacevole, arguto e leggero, quello che ti aspetti proprio su Twitter. L’altro è lo scrittore Roberto Cotroneo @robertocotroneo, che di tweet in tweet riesce a narrare ed emozionare avvolgendoci in una trama di testi brevissimi ma di grande intensità.

Tra le frasi che colpiscono c’è “In un mondo rumoroso e affollato di testi sta anche all’autore togliere un po’ di fatica al lettore”. Quale il segreto per far emergere ciò che si scrive?

Mamma mia! questa è una domandona e potremmo parlarne per ore… Mi limito a consigliare un paio di attenzioni di base.
In primo luogo, sintassi più semplice e piana, più vicina al ritmo naturale del parlato. Non aggrediamo i nostri clienti o lettori con labirinti sintattici da cui è difficile venir fuori. Il rischio è che non ci entrino proprio. Parole quotidiane, concrete, ma precise. Più le parole sono precise, più il testo sarà vivido, capace di popolare di immagini la mente di chi legge. E “vedere” rende sempre il messaggio più incisivo e memorabile. Infine, strutturare anche visivamente il testo, come ho detto prima. Soddisfare sia il bisogno di una prima lettura “esplorativa”, sia quello di una lettura sequenziale e “profonda”.

Consigliaci qualche libro e blog per migliorare la scrittura.

In italiano i miei libri preferiti, perché ricchi di informazioni e al tempo stesso piacevolissimi da leggere, sono È più facile scrivere bene che scrivere male e Italiano, corso di sopravvivenza dell’editor Massimo Birattari. Si leggono così volentieri anche perché l’autore spiega ed esemplifica ricorrendo sempre a esempi di grandi narratori e poeti italiani.
Il blog che visito più volentieri e mi ispira ogni giorno non è propriamente di scrittura, ma quanto di più trasversale ci possa essere. Anzi si definisce “A library of cross-disciplinary interestingness and combinatorial creativity.” Sì, è in inglese ed è il giustamente famosissimo www.brainpickings.org.

Vi sembra strano che abbia scelto proprio un blog in inglese? Be’, sono convinta che poche cose ci facciano riflettere sulla nostra lingua quanto praticarne altre con gusto e consapevolezza. E poi Brain Pickings stimola di continuo la nostra curiosità, invita all’esplorazione e alla serendipità. Tutte cose essenziali per chi scrive. Qualsiasi cosa e in qualsiasi lingua.

Ogni volta che pensate “Cosa importa se sbaglio un accento, una virgola, un congiuntivo?” pensate a cosa afferma Carol Saller:

“Importa sì, importa. Perché in un testo errori formali, imprecisioni e incoerenze minano l’autorevolezza dell’autore, distraggono e confondono il lettore, e si riflettono sulla percezione e la reputazione dell’azienda e del giornale per cui si scrive”.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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