App: quando farle e quando NON farle

Dead Tetris by Petr Mk su Flickr
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Quando comprai il mio primo iPhone (ed era già un 3S) l’app store era triste e vuoto.

Oggi il web è morto e ci sono più app che telefoni.

E, lasciatecelo dire, più app inutili che app veramente utili. Suvvia, quante app diverse di tetris ci servono?

Abbiamo tutte troppo poco tempo per perderlo dietro ad applicazioni di dizionari, dedicate al film del momento o per determinare il nostro stato d’animo. O ancora peggio come copia di un blog o di un sito.

E così abbiamo pensato a un breve e semplice vademecum di cosa per noi deve (e non deve essere) un’applicazione. Perché nel fare un’applicazione male sprecate lo stesso tempo che a farla bene. Aiutate il mondo, non inquinatelo!

Do:

  • Utile: che mi risolva un problema vero, che mi aiuti nel quotidiano, che mi faciliti la vita.
  • Sociale: che mi permetta di far parte di una community specifica (tipo Instagram) senza dover accedere a un sito. E che comunichi al meno con i maggiori social network.
  • Comunicativa: che mi permetta di mettere in comunicazione tra di loro più cose (tipo Dropbox) o di comunicare gratuitamente (tipo Viber).

Dont’s:

  • Inutile: pernacchie (magari pure a pagamento), tool inutili, due funzioni in croce…
  • Chiusa: non comunica né con il tuo telefono né con nessuno dei maggiori social network.
  • Fotocopia: negli anni ’90-2000 c’era chi realizzava siti fotocopia della brochure o catalogo, adesso c’è chi fa app fotocopia del sito oppure di un seplice pdf o di un mp3. La app devi darmi qualcosa di più. E se il sito è complesso (vedi Pinterest o Facebook), deve permettermi di fare tutto quello che faccio sul sito senza che io mi accorga di stare usando un’app.

Lo scorso mese cercavo un’app semplice (e gratuita) che mi permettesse di gestire il budget della mia famiglia inserendo entrate e uscite. E che magari si collegasse direttamente al mio conto in banca, ma che mi permettesse di inserire anche le spese fatte in contati.

Non l’ho trovata.

Volevo fare check-in online per il volo che ho preso settimana scorsa: l’app della compagnia aerea non lo me lo permetteva e il sito mobile mi rimandava obbligatoriamente all’app.

E questi sono solo due degli esempi che mi vengono in mente! Sviluppatori e ideatori di app: pensateci prima di progettarne una, siate utili al mondo!

Di Sara Maternini

Natural born blogger, food blogger per vocazione, geek e community manager. Full time knitter.

7 commenti

  1. Perché non ci abbiamo pensato prima e non abbiamo lanciato lo stesso monito a.. l’editoria, i blogger, le aziende, ecc.? Cielo, chissà che mondo sarebbe stato.

    1. Però qualche volta prima di partire in quarta nel realizzare qualunque cosa, una piccola ricerca di quello che c’è sul mercato e di cosa fanno i possibili competitors potrebbe essere utile. Si eviterebbe di avere mille app tutte simili (e in parte inutili).

      1. Sure, è la prima cosa su cui mi “scontro” con i progettisti su Kublai: in che cosa il tuo lavoro è diverso da quello degli altri a cui ti ispiri? Ma esistono tonnellate di prodotti simili eppure diversi: se ti chiedo “preferisci Dropbox o Google Drive?” che mi rispondi? non vale dire che “sono diversi” 😀 In fondo entrambi mi offrono un servizio di storage nella cloud.

        E per essere più specifica: “inutile” è una definizione molto personale, “chiuso” è molto discutibile (il mio planner/gioco mi invita ogni volta che concludo con successo una missione a comunicarlo al mondo via Twitter e io rimpiango le precedenti versioni dove questa rottura di scatole non c’era).. ecc. Sara mi perdonerà, ma quel che mi ha dato fastidio di questo articolo (da cui la trollata sopra) è il voler essere tranchant peccando di superficialità. IMHO, ovviamente.

        1. Ovviamente Frieda io ho cercato di toccare solo la punta dell’iceberg. E posso, certamente, aver peccato di superficialità, ma solo perché mi rivolgo a tutti quegli sviluppatori di app di pernacchie (per la quale sfido chiunque a trovare un’utilità) che inquinano lo store con miriade di bite sprecati quando invece potrebbero essere utilizzati in maniere più costruttive, per esempio facendo un’app che mi faciliti la vita quotidiana, che so io, per fare la spesa più in fretta…

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