Intervista a Khadija And Mariam, fondatrici della webzine per donne, fresca e funky, “Hijab and The City”

Khadija e Mariame
Khadija e Mariame | Hijab and the City
Khadija e Mariame
Khadija e Mariame | Hijab and the City

Questo è un guest post di Hédia Charni di Girlz In Web, media partner francese di The Next Women. L’articolo originale in francese può essere letto qui.

Nella casualità degli incontri online, ho avuto il piacere di incappare in due sorelle cariche di una positività sconfinata e dal sorriso contagioso. Ho voluto saperne di più su queste donne che hanno mollato tutto per diventare imprenditrici web. Quest’intervista non vuole fare proselitismo, queste donne sono prima di tutto business leader e anche nostre lettrici. Voglio condividere con voi la loro testimonianza, visione ed esperienza.

Potete presentarvi e raccontarci le vostre carriere?
Khadija, 30 anni: mi sono laureata in scienze politiche e pianificazione urbana. Per un anno, dopo la laurea, ho lavorato come urbanista, specializzandomi nella riabilitazione degli spazi urbani.
Mariame, 23 anni: sono sempre stata una studentessa (avrò fatto almeno uno o due lavori da studente). Ho preso un doppio diploma in economia/gestione e sociologia e ho iniziato un Master in economia. Alla fine ho lascito l’università per approfondire l’avventura di Hijab and The City (volevo fare ricerca ma si è rivelato difficile portare avanti le due cose insieme).

Quando e perché è nato Hijab and The City?
All’inzizio era un blog, lanciato nel maggio del 2008, rivolto alla donne francesi di cultura musulmana, fino ad allora ignorate dalla stampa e dalla blogosfera femminile. E’ diventato rapidamente una webzine partecipativa femminile, una piazza per queste donne di cui si parla tanto ma a cui non viene mai data la parola, un luogo di scambio nel quale esprimere una diversità di punti di vista, poiché non esiste un solo tipo di donna musulmana ma una pluralità di donne con motivazioni e personalità differenti, che sul sito raccontano la loro quotidianità, il loro modo di vivere la proopria femminilità e il loro tentativo di liberarsi dallo stereotipo che gli è stato affibbiato, non solo come donne, ma anche come credenti.

Potete presentare Hijab and The City?
Dagli inizi il sito si è molto evoluto, seguendo i bisogni quotidiani delle nostre lettrici, che si preoccupano tanto del loro sviluppo spirituale che delle ultime tendenze moda. Ci incontriamo spesso con le nostre lettrici e le ascoltiamo quotidianamente, cercando di venire incontro alle necessità che esprimono nei commenti, nel forum o nelle nostre pagine nei social network, o anche nei sondaggi che conduciamo con loro. Cosa vogliono: comunicare, discutere, fare shopping, divertirsi, fare festa. In una parola: vivere. Quindi Hijab and The City è un grande club di amiche (e anche di amici!), membri che leggono e discutono, si godono suggerimenti per lo shopping e che si incontrano ai brunch o alle serate che organizziamo regolarmente. Una community web bella e ricca, unica nel suo genere!

Quali sono i temi che affrontate? E’ un sito riservato alle donne musulmane che portano il velo?
Si parla di tutto, in un modo leggero e frivolo più che serio e pesante. Nessun contributo viene formattato o censurato, abbiamo voluto che questo magazine si vivesse, si leggesse, si scrivesse. E’ così che l’abbiamo pensato ed è così che funziona. Si sono unite a noi altre donne, provenienti da diverse realtà culturali, religiose, sociali ed economiche. Ci è sembrato di aver vinto una scommessa, perché quello che speriamo è creare ponti e discussioni con i media, specialmente femminili. Tornando al nome del sito, è stato pensato così per dichiarare il nostro colore una volta per tutte: noi (le due fondatrici) portiamo il velo. Si vede, ma si ferma qui. Non siamo delle piccole imam… Passiamo quindi alle cose importanti, ossia il sito!

Ci sono argomenti troppo sensibili che non vi sentite di discutere?
No, non ci sono tabù né restrizioni. Parliamo di quello che vogliamo e discutiamo di argomenti che interessano alle nostre lettrici.

Chi fa parte del vostro team? E’ misto?
Abbiamo redattrici che vengono da ogni parte! Con il velo, senza velo, musulmane, non musulmane, francesi, inglesi, belghe, grandi, piccole, modaiole, esperte, appassionate, parigine, delle periferie, provinciali (è una parola brutta)… Insomma, una ventina di ragazze chic che abbracciano la vita al massimo. E abbiamo anche dei redattori! Non siamo mica misantrope, anzi. Abbiamo notato nei nostri brunch che sempre più uomini fanno parte della community di Hijab and the City. E non ci dispiace affatto!

Qual è il vostro mercato pubblicitario?
Abbiamo diverse rubriche, le campagne pubblicitarie sul nostro sito tendono ad essere di moda, bellezza/benessere, cucina, uscite. Alcuni inserzionisti hanno fiducia in noi, altri sono cauti, hanno paura di essere associati alle donne musulmane, quindi per forza retrograde e sottomesse. Grazie ai pregiudizi. Quando invece le nostre lettrici sono consumatrici come chiunque altro, e shopper a caccia di occasioni!

Qual è il vostro modello economico?
Per ora la pubblicità e la vendita di contenuti. Al momento stiamo lavorando ad una nuova fase del progetto Hijab and The City. Fino ad ora il nostro obbiettivo era l’emancipazione attraverso la presa di parola e fornire uno spazio di discussione libero per tutte le donne. La seconda fase sarà offrire potenziamento economico attraverso WOM, il nostro nuovo nato, un’introduzione dall’attività economica, una fonte di introiti aggiuntiva, di indipendenza economica, un modesto tappabuchi per aiutare a rimediare all’instabilità di molte donne nel mercato del lavoro. WOM, il piccolo grande business! Speriamo di avere l’opportunità di riparlarne presto!

Chi sono i vostri clienti, i vostri partner?
A livello commerciale, si va dalle grandi aziende francesi come Casino alle piccole imprese emergenti. Anche gradi siti, come Mektoube.fr, o siti di shopping online (per lo più abbigliamento), cosmetici bio, ristoranti, concept stores, per lo più parigini. A livello di partnership… blogger, sia professionali che amatoriali, community, network imprenditoriali, ecc…

Quali sono i pregiudizi in cui vi imbattete più comunemente con la clientela o nei meeting con i professionisti del web?
Sfortunatamente l’ostacolo più grande è la nostra apparenza. Alcune persone non riescono a passarci sopra e la discussione muore ancora prima di iniziare. Altri stanno al gioco e finiscono per congratularsi per il nostro lavoro o dirci che quello che facciamo è molto pertinente e interessante (ecco il complimento!). Alcune donne non sono per niente tenere con noi, abbiamo avuto un’esperienza veramente brutta con un network che in teoria promuove l’imprenditoria femminile. Ma al di là di queste singole esperienze abbiamo avuto modo di incontrare alcune donne eccezionali. Per esempio, Marie-Laure Sauty de Chalin di Aufeminin.com, un’imprenditrice brillante che ascolta e ci ha concesso del tempo. O Marie-Françoise Colombani di ELLE, è una giornalista di talento, sul campo, ed estremamente interessata al nostro lavoro. E molte altre!

E’ diverso fare sondaggi o portare avanti negoziazioni con il velo?
Come abbiamo detto prima, il velo può essere un problema. A parte questo, non ci sono limiti, noi andiamo avanti. Se le cose vanno bene, fantastico, se no, pazienza! Ci rifiutiamo di entrare in un proecesso di continua giustificazione. Hijab and The City: prendici come siamo!

Come vedete l’evoluzione editoriale del sito?
Il sito è costantemente in sviluppo. Ogni anni cambiamo versione, carrier e contenuti. A livello editoriale ci aspettiamo di avere più video, più scambi nei nostri forum appena rinnovati, sempre più contenuti partecipativi, incontri periodici, buone occasioni…

La stampa straniera parla molto di voi, perché credete che i media francesi siano più riservati?
Ce lo chiediamo anche noi. La stampa straniera è interessata a noi specialmente come imprenditrici, come blogger, non come “veli con le gambe”, o come la fonte di informazioni su lapidazione, poligamia o infibulazione. Un giornalista di un quotidiano nazionale ci ha fatto un’intervista di due ore e non l’ha pubblicata perché non eravamo abbastanza militanti per lui. Ciò detto, hanno parlato di noi su Canal +, Rue89, France Culture… non ci possiamo lamentare troppo!

Ci potete raccontare dei brunch e feste di Hijab and The City?
Questi momenti di convivialità sono organizzati per incontrare le lettrici, per festeggiare e condividere, e per realizzare che c’è una vera e fedele community di Hijab and The City, insomma che non stiamo solo parlando di aria. Al nostro primo evento, in 170 abbiamo festeggiato la Festa della Donna in un ristorante chic e molto femminile, parlando, mangiando bene e godendoci l’ambiente e il programma che avevamo organizzato per i lettori (non solo donne ma anche uomini, che erano circa il 30%). E’ stato bellissimo! I brunch sono nuovi e li facciamo più regolarmente. Si sviluppano intorno a temi scelti dai nostri editor. Ad esempio abbiamo appena avuto un British Brunch e uno per San Valentino. Sono organizzate da noi, nel 10° arrondissement, i sabati o le domeniche, e accogliamo ogni volta circa 35-40 lettrici e membri del team di Hijab and The City.

La rete e la Rivoluzione Araba: qual è la vostra analisi del fenomeno?
E’ certo che l’uso attivo dei social network da parte di alcuni personaggi ha reso possibili molte cose. Ma dire che Twitter e Facebook sono la fonte di questo movimento spettacolare, no. Poor Bouazizi, che si è scarificato, non era influente su Twitter, ma un mercante di strada che viveva ogni giorno tra incertezza e ingiustizia.

Quali sono le vostre fonti?
Blog professionali, web marketing, brand personali ecc… Twitter, Facebook, media specialistici online o social media. Anche la stampa (economica, web…) e la stampa generalistica, stampa femmnile, blog femnilini e un sacco di altro materiale!

Mac o Pc?
Mariame: Mac (dopo aver cambiato 3 pc in un anno, mi chiamano Mani Appiccicose. Ho cambiato 2 iPod e 2 Blackberry in meno di due anni).
Khadija: PC, ma preso passerò a Mac, per sole ragioni estetiche! Noi ci compensiamo sempre, di fatto.

Quali sono le vostre app mobili preferite?
Facebook e Twitter, prima di tutto. Ma cerchiamo di limitare l’utilizzo dei telefonini, perché in un attimo ti portano via un sacco di tempo.

Un suggerimento per i nostri lettori che vorrebbero avviare un’impresa?
Non aspettare che ti diano una mano, fai con quello che hai. E se una cosa non è fatta bene, rifalla. E se cadi, rialzati. Noi abbiamo fatto tutto da sole. Quando non hai carburante ma hai idee, devi andare avanti (ma se un business angel passa di qua, si senta pure libero di contattarci! Ah ah).

C’è una domanda che non vi abbiamo fatto che vorreste farvi fare?
Quello che fate è fantastico, quanti soldi vi servono subito?

Scoprite il sito “Hijab and The City” qui.

Il post originale è comparso su The Next Women il 18 aprile 2011. Traduzione Justine Bellavita

Di TheNextWomen

The Next Women, Media Partner di Girl Geek Life, è il primo magazine inglese online che parla di business al femminile, con particolare attenzione alle start-up e alle aziende in crescita, condotto e fondato da donne. Notizie sulle imprese, eventi, finanziamenti e tecnologia.

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