Interaction Design: intervista a Luigina Ciolfi, ricercatore senior all’Università di Limerick

Luigina Ciolfi - Foto di Lette Moloney Photography
Luigina Ciolfi - Foto di Lette Moloney Photography

Luigina Ciolfi è docente di Interaction Design nel Dipartimento di Informatica e Sistemi Informativi e ricercatore senior presso l’Interaction Design Centre, Università di Limerick, Irlanda. A Limerick insegna discipline nell’ampio ambito dell’Interazione Uomo-Macchina all’interno del corso di laurea in Digital Media Design e del Master in Interactive Media. Da molti anni si occupa di teoria e pratica di interaction design in ambiti multidisciplinari a livello internazionale, con particolare interesse per Ubiquitous Computing, spazi interattivi e tecnologie per i beni culturali.

Come è nata la tua passione per l’Interaction Design e cosa ti ha portato fino all’università di Limerick?

La mia passione per il lato “umano” delle tecnologie e per le applicazioni tecnologiche nell’ambito umanistico è nata già ai tempi del liceo: al Liceo Classico il nostro studio dell’informatica è sempre stato applicato alle discipline umanistiche e personalmente sono sempre stata interessata alle possibilità di collaborazione tra questi ambiti diversi. Ho quindi deciso di studiare Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, che all’epoca aveva appena iniziato ad offrire il primo indirizzo di studi “tecnologico” in Italia, e che mi ha permesso di specializzarmi in Interazione Uomo-Macchina e di fare esperienza di ricerca all’interno di un progetto europeo nel gruppo della professoressa Patrizia Marti. Dopo la laurea, ho deciso di trasferirmi all’estero: l’Interaction Design Centre di Limerick è uno dei gruppi di ricerca più longevi e prolifici in Europa e ha un’attenzione particolare verso le discipline di design (soprattutto la tradizione Scandinava di design partecipativo). A Limerick ho avuto la fortuna di studiare per il mio PhD sotto la guida del professor Liam Bannon, uno dei grandi nomi in questo ambito disciplinare, e poi di continuare il mio lavoro su molti progetti nazionali e internazionali, attraverso varie collaborazioni di prestigio con altri gruppi di ricerca e sviluppo in giro per il mondo.

Per chi legge e non conosce l’argomento, ci puoi introdurre l’Interaction Design, cos’è e dove si applica?

L’Interaction Design è la disciplina che si occupa dell’ideazione, progettazione, sviluppo e valutazione di tecnologie interattive all’interno di vari ambiti dell’attività umana. L’interaction designer è colui che progetta il comportamento interattivo di un sistema elettronico in modo tale che l’esperienza finale dell’utente sia piacevole, coinvolgente, utile e comprensibile. Gli scopi dell’Interaction design includono la progettazione di vari tipi di interfacce (grafica, tattile, uditiva, ecc.) e delle modalità di comportamento di tale interfaccia in risposta agli input dell’utente, ma si estendono anche a coprire aspetti di user experience (la valutazione dell’esperienza dal punto di vista della piacevolezza e narratività e non soltanto della funzionalità). L’interaction designer conduce studi sui possibili utenti, sul contesto di uso e sul contenuto desiderato per un nuovo sistema interattivo, sviluppa scenari e idee di design, realizza prototipi dell’interazione e, una volta che il sistema funzionante viene realizzato in pieno da programmatori e sviluppatori, ne valuta il successo dal punto di vista dell’interazione. Uno dei compiti dell’interaction designer è proprio quello di creare una connessione tra il mondo degli utenti e il team tecnico che costruisce il sistema in modo che si capiscano a vicenda!

La ricerca sull’Interaction Design esplora in particolare nuove possibilità di comportamenti interattivi e nuove metodologie per sviluppare il design in modo creativo ed efficace. Alcuni domini ben consolidati per l’applicazione dell’Interaction Design sono ad esempio i beni culturali, l’informatica medica e la riabilitazione, l’educazione, il lavoro cooperativo e l’arte.

Quali sono i principali progetti di cui ti stai occupando?

Al momento mi sto occupando di due progetti. Il primo, Reminisce, è dedicato al design di nuove istallazioni interattive per musei all’aperto (chiamati anche musei di storia vivente): abbiamo collaborato con il principale museo Irlandese di questo tipo, il Bunratty Folk Park, seguendo un lungo processo di design e arrivando alla creazione di un prototipo che abbiamo testato al museo qualche mese fa. Per chi è interessato ecco un recente articolo sul progetto. Al momento stiamo lavorando sui dati raccolti durante la valutazione per trarne delle guidelines che possano essere utili per la creazione di istallazioni appropriate per questo dominio, ancora poco studiato.

Il secondo progetto si chiama Nomadic Work/Life ed è una collaborazione tra l’Interaction Design Centre con il Dipartimento di Sociologia di Limerick. Stiamo studiando come nuove applicazioni IT vengono utilizzate e personalizzate da utenti “nomadici“: gruppi che – data la natura del loro lavoro – si spostano costantemente sia a livello locale (ufficio, casa, clienti, ecc.) che internazionale. Stiamo investigando come la tecnologia cambia il rapporto tra vita lavorativa e vita privata, e il nostro obiettivo è quello di formulare linee guida per il design di applicazioni e supporti mobili che rispondano adeguatamente alle esigenze di questi tipi di utenti.

Sto anche organizzando una conferenza internazionale sul tema di tecnologie e beni culturali, che si terrà a Limerick a Maggio e che mi sta tenendo molto occupata!

Qual è il punto di forza dell’Interaction Design Centre dell’Università di Limerick rispetto ad altre Università Italiane?

L’Interaction Design Centre esiste dal 1993 ed è quindi uno dei gruppi più longevi su questa disciplina in Europa. Esistono alcuni gruppi con una simile mission anche in Italia e che stanno facendo ottima ricerca sull’Interaction Design. Alcuni punti di forza dell’Interaction Design Centre sono in particolare:

  • L’ambiente fortemente multi-disciplinare che accoglie persone con un background in Interaction Design e interazione uomo-macchina, ma anche artisti, architetti, psicologi, programmatori. Ho imparato moltissimo da esperienze di lavoro insieme a colleghi con specializzazioni diverse.
  • L’enfasi del nostro lavoro su aspetti di partecipazione, collaborazione e sulla natura sociale delle attività umane. Questo fa parte della tradizione del gruppo, e ha sempre contraddistinto i nostri progetti in modo da rafforzare la reputazione del centro come sempre impegnato alla creazione di legami collaborativi con varie comunità di utenti e attento al coinvolgimento e alla partecipazione di vari stakeholders. Questa caratteristica ci ha portato a stabilire collaborazioni di prestigio con molti gruppi in domini come controllo del traffico aereo, beni culturali, sanità e informatica medica, arte e design, per fare solo alcuni esempi.
  • L’atmosfera multiculturale: abbiamo avuto membri da tutte le parti del mondo (non solo quasi tutti i paesi europei, ma anche USA, Cina, Colombia, India, Egitto) e siamo sempre pronti a imparare da altre culture. Dal punto di vista personale lavorare in questo centro mi ha veramente aperto gli occhi su molte altre culture e tradizioni.

Tra i traguardi che hai realizzato finora, quale consideri il tuo successo più grande?

Che domanda difficile! Direi forse quello di avere lavorato con successo in collaborazione con partner molto diversi tra loro e aver portato la nostra ricerca in contesti spesso inaspettati!

Per esempio ho coordinato un progetto che ha creato un’istallazione per l’aeroporto di Shannon qui in Irlanda, lo Shannon Portal, e che rimane a tutt’oggi l’unico progetto di Interaction Design per uno spazio simile! Da tutte queste collaborazioni sono nate iniziative molto interessanti, come per esempio il lavoro che sto facendo con l’Irish Museums Association per portare le possibilità offerte dall’Interaction Design a vari musei e centri culturali irlandesi, anche quelli più piccoli e remoti.

Un altro successo significativo per me personalmente sono le pubblicazioni che ho prodotto finora e la loro popolarità nella comunità di Interaction Design.

Quali sono i siti, le applicazioni online, i device che vorresti consigliare alle Girl Geek?

Alcuni siti utili sono:

  • La prima enciclopedia online sull’interaction design, che raccoglie non solo le biografie di persone attive nel campo, ma anche altre risorse utili come video, links ad articoli, ecc.
  • Il sito dell’ Interaction Design Association, l’associazione internazionale di categoria che fornisce una mappa del lavoro su Interaction Design nel mondo, annuncia eventi e anche posti di lavoro disponibili.
  • Per chi si avvicina all’Interaction Design solo adesso, questo sito (basato sul libro dallo stesso titolo scritto da Bill Moggridge di IDEO) raccoglie interviste e capitoli che raccontano la storia dell’Interaction Design dal punto di vista dei pionieri nel campo. È una risorsa utilissima per capire gli scopi e le origini dell’Interaction Design.
  • Per chi vuole seguire l’Interaction Design Centre un po’ più da vicino, sulla nostra pagina Facebook condividiamo regolarmente notizie, link utili e una rassegna articoli interessanti.

Che consiglio daresti alle Girl Geek che vogliano seguire una carriera come la tua?

Dal punto di vista della formazione per chi vuole diventare interaction designer sono adesso disponibili corsi specifici sul tema in varie università, sia in Italia che all’estero.

Dal punto di vista delle capacità necessarie, c’è bisogno di avere interessi sia tecnologici sia umanistici, di essere bravi a lavorare con gli altri (sia i colleghi sia gli stakeholders esterni) e di avere una certa creatività per trovare soluzioni interessanti e coinvolgenti. Ovviamente il lavoro sul campo è quello che trasforma questi interessi in abilità professionali vere e proprie, e consiglierei a tutte le Girl Geek che vogliono intraprendere questa carriera di partecipare il più possibile a progetti pratici e di scegliere corsi con un’enfasi pratica.

Consiglio anche di diventare membri di IxDA (è gratis) e di mettersi in contatto con gruppi dell’associazione nella loro area. Un altro gruppo più accademico è SIGCHI Italy: per divenire membri a tutti gli effetti si deve essere iscritti a SIGCHI – il gruppo specializzato di ACM, che offre anche notizie su eventi di interesse in Italia.

Di Luigina Foggetti

Appassionata di tecnologia e computer per proprietà transitiva (due fratelli nerd) da circa venti anni lavora nel Web. Professione Online manager, geek curiosa nella vita di tutti i giorni.

5 commenti

  1. Grazie mille per aver intervistato un’interaction design geek ^_^.
    Sto per finire la triennale e vorrei indirizzarmi verso un futuro nell’interaction design o nella HCI e questa intervista mi è stata davvero utile sia per l’esperienza riportata che per i consigli. Spero di leggere altri articoli sull’argomento.

  2. Grazie, non avevo ancora visto. Purtroppo non ho la possibilità di andarci, ma mi sarebbe piaciuto. Terrò d’occhio l’università di Limerick a questo punto.

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