Come la moda si racconta su Internet

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Se la moda vi è sempre sembrata qualcosa che non vi riguarda, questo post fa per voi. Non solo perché ognuno di noi, volente o nolente, subisce ogni giorno le influenze del fashion system dal momento in cui si infila i calzini al mattino, ma perché negli ultimi anni sempre più stilisti hanno abbracciato il web, dal live streaming al social networking, con lo scopo di avvicinarsi il più possibile ai fruitori delle loro creazioni, cioè noi.

Il direttore creativo di Burberry Christopher BaileyIl caso esemplare: Burberry
Il direttore creativo di Burberry Christopher Bailey, classe 1971, da quando ha preso in mano le redini della storica casa inglese nel 2001, ha lentamente ma inesorabilmente cercato di condividere il più possibile il suo lavoro con il popolo della Rete. Oltre a invitare i fan della pagina Facebook Burberry Prorsum a fargli ogni tipo di domanda, ha reso possibile a tutti navigare all’interno delle sue campagne pubblicitarie (con un sistema di photo-capture alla Matrix per capirci), guardare i video del making of degli shooting, conoscere tramite Youtube i giovani protagonisti dei suoi spot (che sono spesso cantanti indie inglesi), vedersi le sfilate in diretta e seguire via Twitter tutte le iniziative Burberry, comprese quelle di promozione dei giovani talenti.

Il caso italiano: Dolce & Gabbana
I molti seguaci del duo italiano sanno bene che seguendo il Twitter di Stefano Gabbana, anche più di quello ufficiale della Maison (curato dall’ufficio stampa), si può incappare in gossip, anticipazioni, foto divertenti e piccoli errori d’inglese. Questo perché il “bello” della coppia di stilisti si è appassionato al mezzo e condivide tutto, anche quello che non dovrebbe. Sul sito D&G, invece, si possono vedere le sfilate in diretta e differita, anche via iPhone, comprare abiti e accessori e anche avvalersi dei saldi stagionali.

Il caso elitario: Louis Vuitton
Sull’onda dell’entusiasmo per il photo-capture, la storica maison francese in occasione della sua ultima sfilata parigina, qualche settimana fa, ha deciso di fotografare in diretta tutti i modelli da 57 diverse angolazioni per rendere possibile alle utenti del sito LouisVuitton.com una navigazione a 360° intorno ai capi. Peccato che questa finestra interattiva sia stata chiusa nei giorni successivi allo show, e al momento è solo possibile guardare alcuni dettagli dalle passerelle sulla loro pagina Facebook.
Sul sito della maison è però possibile viaggiare in Africa con Bono Vox, ascoltare la fotografa Anne Leiboviz e soprattutto viaggiare all’interno dei laboratori della casa più contraffatta del mondo. Come a dire, ora che sai che le borse le facciamo veramente a mano capisci perché costano così care?

 il feed "filosofico" di Karl LagerfeldTwitter mania
In aggiunta al recente proliferare di siti ufficiali e pagine Facebook, più o meno interattive in cui sempre più spesso vengono proiettate in live streaming le sfilate, gli stilisti sembrano essersi appassionati più di tutto a twitter. Oltre ai casi sopra citati val la pena segnalare il feed “filosofico” di Karl Lagerfeld, che dispensa massime di vita quali “I have no idea of the future — never, ever. That’s what I like about fashion. It’s paradise now” oppure “I only go to places if I have a professional reason. I’m not a tourist“. Certo non si può dire che quest’icona della moda sia un grande amante del networking perché dalla sua torre d’avorio si rifiuta di followare chicchessia. Ma ha la sua età e lo perdoniamo.

Sul Twitter di Versace invece è possibile sapere in diretta tutte le star che vestono abiti di Donatella, Roberto Cavalli va oltre e si apre alla discussione invitando i follower a dire la loro sui look delle celeb, mentre Stella McCartney chatta con alcuni selezionatissimi follower. Tra i designer americani Calvin Klein sembra essere uno di quelli che ha più senso seguire perché il linguaggio è quello della rete e le info veicolate non sono monotematiche. Anche Gucci, pur dando solo info che riguardano il marchio, se non altro usa un linguaggio fresco e poco istituzionale. Bocciati invece YSL, Givenchy, Lacoste, Giuseppe Zanotti e molti altri che usano Twitter come una propagine dei comunicati stampa.

Insomma, forse su Internet ci sono arrivati un po’ tardi, ma vuoi per la presenza di una nuova generazione di designer più giovani, vuoi per l’esplosione del social networking e vuoi anche un po’ per la crisi, ora è possibile conoscere molto di cosa sta dietro alla nascita di un abito, una borsa o anche un concept pubblicitario. Questo farà di noi dei consumatori più accorti? Forse, ma intanto speriamo che ci metta al riparo dalle elucubrazioni di alcuni fashion blogger.

Di Justine

Ama sopra ad ogni cosa il web, grazie al quale: si paga da vivere, tiene in piedi la sua relazione matrimoniale e ha imparato a fare la maglia. Il giorno che Internet le permetterà anche di pulire la sabbietta dei gatti, saprà di vivere in un mondo perfetto.

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