Quando anche il tuo capo è online

Girl Geek with a Mac - Foto di beatfactor
Girl Geek with a Mac - http://www.flickr.com/photos/beatfactor/475865534/

In occasione del ParmaWorkCamp, tenutosi in quel di Parma, lo scorso 21 marzo 2009, ho portato davanti agli astanti un’idea che mi frullava per la testa da tempo, ovvero come comportarsi nel migliore dei modi per trovare e mantenere un lavoro nel web 2.0, dove tutto è social e pubblico.

Il mio intento principale era, partendo da esperienze personali, arrivare ad aprire un dibattito tra le persone presenti e comprendere i differenti punti di vista su una questione molto semplice:

Vuoi trovare lavoro o lavori già nel social web? Cosa condividi, con quale spirito e fino a che livello di particolari espliciti, del tuo lavoro?

Prendendo ispirazione anche dall’ultimo speech di Miriam Bertoli alla GGD di Milano di Febbraio, mi sono resa conto che la nostra reputazione online, ormai intrinsecamente legata alla reputazione “offline”, è uno dei beni più preziosi e fragili che abbiamo.

Partendo dalla mia presenza online, che mi porta ad avere una visibilità e un’indicizzazione altissime, date dai miei blog, dai blog per i quali scrivo, dagli eventi che organizzo, ho cercato di portare anche alla luce qualcosa che spesso dimentichiamo, ovvero che tutto quello che scriviamo, TUTTO, è:

  • indicizzato da Google
  • pubblico (a meno che l’account non sia privato)
  • inoltrabile: everything is fowardable, Lalui
  • indelebile: verba volant, web manent, [mini]marketing
  • passibile di screen-shot terroristico;) : Ever heard of a screenshot? Sara Rosso

Non solo: le persone per cui ho lavorato e lavoro, sono molto attive online e mi seguono su vari social network. So per certo che almeno due dei miei ex datori di lavoro avevano svariati allert e feed sul mio nome e cognome, e si sa mai che li abbiano ancora 😉

Personalmente penso che come nella vita “offline”, quello che condivido e scrivo è oculatamente, consciamente o inconsciamente, scelto e filtrato, così debba essere online, dove le potenzialità di propagazione e rimbalzo sono ipoteticamente immense: basta un link che rimbalzi tra vari tweet, che venga ritumblerato o condiviso su FriendFeed o su Facebook e non c’è nulla che tenga, nessun “ma hai frainteso” o “te lo ha riportato male”: il copia/incolla e Google non mentono :).

Non solo, secondo me non possiamo nemmeno basarci sul digital divide italiano o sulla divisione tra sfera privata e sfera lavorativa: siamo sempre noi. Tra 10 ani tutto quello che abbiamo scritto sarà ancora lì.

Il dibattito che ne è uscito è stato molto interessante, soprattutto per rendersi conto che non c’è una sola risposta, che le sfaccettature sono molteplici e che, anche noi, alle volte, sottovalutiamo sempre la forza di agorà e piazza pubblica che è il web.

E voi, cosa ne pensate? Come vi comportate?

Una nota a margine su questo Barcamp: purtroppo ho notato una bassissima partecipazione femminile alle discussioni e un’ancora più bassa partecipazione come protagoniste di talk. Alla fine, se escludiamo la presentazione finale delle signore a cui piace il nero 😉 e l’organizzazione di Francesca, con quel microfono abbiamo parlato in 4. Perché?

Di Sara Maternini

Natural born blogger, food blogger per vocazione, geek e community manager. Full time knitter.

11 commenti

  1. Come mi comporto? O mi trattengo o sono ipercriptica. I miei capi non sono online, o meglio sono su facebook.
    Mi è capitato però di sostenere recentemente un colloquio di lavoro, in cui il mio probabile futuro capo sapeva tutto di me. Ha semplicemente googolato. Sono entrata dalla porta e la prima cosa che mi ha detto è stata: “Ma allora lei è una blogger”. Ho temuto che la cosa venisse a mio discapito, e invece non è stato così. Insomma, non ho dovuto raccontare nulla di me.
    Il colloquio è andato anche molto bene, però ancora non so quanto sia un arma a doppio taglio.

  2. in effetti la questione è davvero intricata nel senso che, la maggior parte della gente, “giustamente”, tende a separare le due sfere.
    Il fatto è che, come dici tu, su internet viaggia tutto nella medesima strada e quindi diventa davvero difficile separare il tuo lato privato, fatto di pensieri personali, opinioni, foto, video e quant’altro dal lato lavorativo.
    I rischi sono molto alti soprattutto per chi sottovaluta il doppio taglio.
    Il fatto che i datori di lavoro vadano a cercare il tuo nome su google la dice lunga……
    Io personalmente ho, come ormai tutti, il prfilo su facebook etc ma riuscire a controllare il vortice della condivisione è difficile!

  3. Se avessi 20 anni di meno rivendicherei fortemente il mio diritto all’autoironia. Ognuno ha una infinita costellazione di sfaccettature e sul web è possibile mostrarle pressochè tutte! Per questo è tanto difficile rimanere in equilibrio e non perdere la propria reputazione. Per fortuna esistono i messaggi privati…altrimenti sarebbe un vero inferno questa piazza! (messaggi privati…si fa per dire ovviamente!). Le ingenuità si pagano sempre, meglio trattenersi con le twitterate spontanee.

  4. Mi sono trovata nella stessa situazione di Lalui, la persona che doveva farmi il colloquio aveva fatto una ricerca su internet e per un pò di tempo aveva seguito tutto ciò che scrivevo e pubblicavo in rete. L’esperienza è stata positiva, ma infondo già da tempo si sapeva che il proprio nome viene “goglato” e per questo sto sempre attenta a cosa pubblico, metto un filtro già a monte su me stessa, più che altro evito di pubblicare cose troppo personali e private.
    Tutto il resto lo pubblico e lascio che sia visibile, infondo se siamo in rete è perché siamo tutti un pò esibizionisti ed egocentrici 🙂

  5. non ti saprei dare un risposta sul motivo per il quale siamo sempre troppo poche e lo dico senza vittimismo nè piagnisteo, forse per timidezza, credo non certo perché alcune non abbiano cose da dire

    quanto al discorso di porre attenzione a quel che si dice online, mi sai daccordo al cento per cento (adesso vado a sentire i newrtrolls 😉 )

    ps anche auro è salita sul palco conta, una donnina in più 🙂

  6. Bella la presentazione,
    in effetti è una questione tutt’altro che semplice… credo che fra qualche anno vedremo ancora di più gli effetti di tale mescolanza tra vita profesionale e privata… quando anzi nel primo colloquio verranno passati in rassegna tutti i social network frequentati…

    Mah…

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