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	<title>Girl Geek Life &#187; productivity</title>
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	<description>Il magazine delle ragazze appassionate di tecnologia</description>
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		<title>Produttività: da Getting Things Done al Pomodoro</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 07:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Maternini</dc:creator>
				<category><![CDATA[How-to]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Allen]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-813 aligncenter" title="2464797284_6abe89094f_m" src="http://www.girlgeeklife.com/wp-content/uploads/2009/07/2464797284_6abe89094f_m.jpg" alt="2464797284_6abe89094f_m" width="240" height="240" /></p>
<p>Nel 2001 il mondo è stato scosso da un evento epocale: <a href="http://www.davidco.com/">David Allen</a>, richiestissimo consulente aziendale, pubblicò <em><a href="http://www.amazon.com/Getting-Things-Done-Stress-Free-Productivity/dp/0142000280/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1247146721&amp;sr=8-1">Getting Things Done</a></em>, una guida alla produttività senza stress che insegnava un metodo complicato, ma sicuramente rivoluzionario.</p>
<p>La divisione in progetti, la conseguente divisione in mini task che rispondevano alla domanda What&#8217;s next, e il raggruppamento in tipologie di azioni, erano gli elementi di base di un sistema complesso, che richiedeva almeno due giorni pieni per essere messo in marcia, e almeno 2 mesi, se non di più, per abituarcisi.</p>
<p>Il metodo di Allen introdusse anche quella che secondo me è una delle regole più importanti e potenti e che mai abbandonerò nella mia vita: la <strong>2 minutes rule.</strong> Tutte le task che sono compleabili in meno di due devono essere fatte, subito! Ora!</p>
<p>Lavorando con le mail, spesso mi ritrovo ricoperta da decine e decine di mail che possono però essere risolte, la maggior parte delle volte, con una risposta di due minuti.</p>
<p>Getting Things Done piacque molto a tante tipologie di lavoratori, dagli informatici agli studenti.</p>
<p>Ma Getting Things Done creava anche molti problemi, come il continuo aggiornamento di liste lunghissime, la revisione continua e infinita di ogni piccola cosa, la poca duttilità dell&#8217;intero sistema.</p>
<p>In tutta onestà quello che mi è sempre piaciuto di Allen è la sua passione per la cartoleria: nel libro elenca ben 13 differenti tool fisici che servono per il sistema di base. E se non fosse stato per lui oggi non sarei la felice e soddisfatta proprietaria di un&#8217;etichettatrice <img src='http://www.girlgeeklife.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Poi nel 2006 arrivò <a href="http://zenhabits.net/">Leo Babauta</a> e introdusse una variante del metodo di Allen: <a href="http://zenhabits.net/2007/04/zen-to-done-ztd-the-ultimate-simple-productivity-system/">Zen to Done</a>. Un Getting Things Done molto più semplificato, dove tutto si riassume in poche semplici azioni:</p>
<p><em>Collect, Process, Plan, Do, Organize, Review e Simplify.</em></p>
<p>In realtà tutto il sistema e, se si vuole, l&#8217;intero pensiero di Babauta si può riassumere nella sua parola chiave: <strong>simplify</strong>, semplifica!</p>
<p>E la semplificazione non poteva che giovare al sistema di Allen, ma in realtà Babauta creò un nuovo sistema, solo ispirato da quello di Allen.</p>
<p>Babauta semplificò, ahimè, anche la lista della cartoleria: un taccuino (moleskine, ovviamente e per fortuna) e una penna.</p>
<p>Ma la sua innovazione più importante è stata secondo me l&#8217;introduzione delle <strong>MIT</strong>s: Most Important Tasks. All&#8217;inizio di ogni giornata (o meglio, la sera prima) si decidono quali saranno le cose più importanti da fare (minimo 3, massimo 5) e le si fanno subito, appena alzati, ancor prima di controllare la mail.</p>
<p>Babauta, al contrario di Allen, che era già un consulente, iniziò con un semplice <a href="http://zenhabits.net/">blog</a>, che si trasformò piano piano in un e-book e poi in un piccolo impero.</p>
<p>Più o meno nello stesso periodo arrivò un italiano, Francesco Cirillo, che semplificò ancora di più il sistema e lo trasformò nella <a href="http://www.pomodorotechnique.com/">Pomodoro Tecnique</a> (concepita però già fin dai primi anni &#8217;90). Un sistema semplicissimo: un elenco di tutto ciò che bisogna fare, suddiviso giorno per giorno in ciò che va fatto, a sua volta suddiviso in slot di 25 minuti l&#8217;una, seguite da massimo 7 minuti di pausa, e massimo 20 minuti di pausa ogni 4 slot da 25 minuti. Massima concentrazione su una singola task per 25 minuti!</p>
<p>Perché il pomodoro? Semplice: l&#8217;unico tool che realmente serve per questo metodo, oltre a carta e penna, è un contaminuti, meglio se a forma di pomodoro. In realtà poi esistono anche le applicazioni, come q<a href="http://www.apple.com/downloads/macosx/development_tools/pomodoro.html">uesta per Mac</a>.</p>
<p>Incredibile!</p>
<p>Funziona meglio di tutto il resto: chiudendo tutto, in 25 minuti ho scritto questo post partendo dalla sola idea che avevo in mente!</p>
<p>P.S. Ringrazio <a href="http://friendfeed.com/mrfabbri">Marco Fabbri</a> per avermi fatto scoprire la tecnica del pomodoro <img src='http://www.girlgeeklife.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/deepblue66/2464797284/"><em>Foto di *hiro008</em></a></p>
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