261 Fearless: la community delle runner che vogliono cambiare le regole

Questa è la storia del numero 261, che per merito di una runner coraggiosa e pioniera è diventato il simbolo di tutte le donne che non hanno paura di cambiare le regole del proprio mondo per renderlo migliore.

La storia del pettorale numero 261

261 fu il numero assegnato casualmente al pettorale per la maratona di Boston 1967 di K.V. Switzer, meglio nota come Kathrine, studentessa americana della Syracuse University con la passione per la corsa, che scrivendo sul modulo di iscrizione solo le iniziali del proprio nome e celando di fatto la dichiarazione del proprio sesso, riuscì ad eludere la regola che proibiva la partecipazione alle donne all’evento.
Durante la gara gli organizzatori si accorsero dell’intrusa, tentarono di fermarla e di strapparle quel pettorale.
Ma grazie alla solidarietà degli uomini che correvano vicino a lei (tra cui il coach e il fidanzato) che ne presero le difese, Kathrine fu in grado di completare il percorso nonostante l’umiliazione subita.

La sua storia fece il giro del mondo e quello fu solo l’inizio di un percorso di cambiamento, che portò all’integrazione e alla partecipazione delle donne grazie all’eliminazione della discriminazione di sesso dalla maratona di Boston del 1972 e all’acquisizione progressiva degli attuali diritti delle donne nelle competizioni mondiali.

Se desiderate approfondire la storia di questa mitica runner, potete leggere “Marathon Woman: Running the Race to Revolutionize Women’s Sports” scritto proprio da Kathrine Switzer.

261 Fearless

Kathrine, splendida runner settantenne, finisher della maratona di Boston 2017 con il tempo “da trentenne” di 4:44:31, adesso è la leader di un’organizzazione no profit denominata “261 Fearless” in onore del numero del suo primo pettorale e si occupa di raccogliere fondi al fine di diffondere la cultura dello sport e della corsa tra le donne.

261 Fearless: la community

La web community è aperta a tutte le donne, di qualsiasi età, nazionalità, condizione sociale, credo religioso. Per essere una 261 basta provare gioia nel muoversi, condividere i propri passi, sostenersi l’una con l’altra e soprattutto non ritenersi mai inferiori rispetto niente e nessuno.

Ci si conosce sulla piattaforma di gestione “my261“, in cui ogni donna può raccontare liberamente la sua storia di cambiamento in un blog e condividere su un forum di mutuo aiuto i passi, i problemi, le emozioni, l’esperienza acquisita e le conquiste in termini di qualità della salute e di livello di autostima più che di prestazione atletica.
Ma è possibile anche incontrarsi fisicamente nei running clubs locali dove si organizzano allenamenti mirati con coach accreditate e partecipazione alle gare coordinate da ambasciatori della “261 fearless”.

I punti di forza rispetto le altre community motivazionali sono due:

  • una leader mitica, unica, impareggiabile, coerente e fonte di assoluta ispirazione
  • l’assenza di uomini.

Per capire la forza di questo gruppo planetario di donne e trovare ispirazione vi consiglio una visita sul social wall. Il sostegno economico proviene da donazioni private e da importanti sponsor, tra cui anche il brand di abbigliamento sportivo dal noto payoff “impossible is nothing“, che fanno ben sperare sulla solidità del progetto.

Grazie di tutto Kathrine, sei davvero un mito, ci si vede a Boston!

Autrice: Corri Mamma Corri!

Simona, in rete Corri Mamma Corri!, si occupa di sviluppo di mobile web applications. Mamma, Runner, Hacker.
Website: http://www.corrimammacorri.com
Twitter: corrimammacorri