Storytelling digitale per una cultura più accessibile

Come si legge su Scienza in Rete, il termine tecnologia è fortemente legato al concetto di arte da sempre, e non solo dal punto di vista etimologico. Pensiamo a Leonardo, artista, scienziato e inventore, fino ad arrivare a Brian Weavers e ai  suoi quadri realizzati con tecnologia 3D e la tecnica dell’inversione prospettica.

Storytelling digitale per una cultura più accessibile

Foto di Monica Calcagno

Tecnologia e innovazione digitale però non influenzano solo la produzione artistico-culturale, aprendo nuove opportunità di espressione per gli artisti, ma hanno un impatto sempre più determinante anche sulle modalità di fruizione e sul coinvolgimento dei visitatori.

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di partecipare all’evento Ospitare Cultura a Venezia per di discutere, insieme a ricercatori dell’Università Ca’ Foscari e professionisti del settore, in merito alle sfide che il mondo della cultura si sta trovando ad affrontare e al ruolo che l’innovazione digitale sta assumendo.

Il concetto di cultura si trova infatti in un momento di grande evoluzione, prevalentemente sotto tre aspetti:

  • attori coinvolti: oltre a musei, gallerie ed enti pubblici, oggi le imprese e i privati stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. Pensiamo per esempio a Chanel e alle mostre itineranti sulla vita di Coco Chanel, tra cui l’ultima a Venezia, presso Ca’ Pesaro dal titolo La Donna che Legge;
  • luoghi della cultura: oltre ai musei, le fondazioni e le aziende stanno diventando luoghi sempre più rilevanti ai fini, non solo di generare cultura, ma anche di ospitare mostre ed eventi culturali. Sono sempre di più le imprese con un museo aziendale interno per raccontare e condividere i propri valori e la propria storia. Un esempio interessante è la Campari Gallery a Milano;
  • visitatori: il pubblico della cultura è oggi molto eterogeneo e digitale, per cui non è semplice lavorare sul design di un’esperienza che lo coinvolga e lo faccia sentire parte dell’esperienza stessa. Una delle sfide maggiori che il mondo della cultura si sta trovando ad affrontare è infatti legata all’importanza per le organizzazioni culturali di individuare un modo nuovo e differente per raccontare il proprio patrimonio culturale e il suo valore, per renderlo più “vicino” al pubblico.

Considerando questi tre aspetti, l’innovazione digitale rappresenta un fattore strategicamente molto importante di trasformazione del settore culturale, soprattutto perché consente di:

  • ascoltare di cosa parlano le persone online e cercare di comprendere cosa stiano cercando;
  • aprire un dialogo diretto con i visitatori, sia reali che potenziali.

In Italia, secondo una ricerca dell’Osservatorio Digitale dei Beni e delle Attività Culturali del Politecnico di Milano, i tre strumenti digitali più utilizzati dalle organizzazioni culturali sono: sito web (57% ), social media (41%) e newsletter (25%). Servizi digitali più sofisticati, come ad esempio i beacon per attività di proximity marketing, allestimenti interattivi o la realtà virtuale, non sono ancora così diffusi nel nostro Paese.

Questo non rappresenta un problema, ma bensì un’opportunità: in questo momento è importante che le istituzioni culturali e creative analizzino in modo dettagliato i propri visitatori, reali e potenziali, individuino la strategia di storytelling che meglio possa consentire loro di condividere il valore del proprio patrimonio, ed infine identifichino quali canali digitali possano aiutarli a raggiungere questi obiettivi nel modo più efficace possibile.

metmuseum.org

MET Open Access, un servizio che mette a disposizione di chiunque tutte le immagini delle opere della collezione del MET

La stessa ricerca, inoltre, ha evidenziato che – da un’analisi delle pagine Facebook di un campione di musei italiani – i post relativi alle storie di artisti e dei personaggi ritratti hanno un livello di interazione maggiore anche rispetto alle promozioni. Ecco perché è strategicamente fondamentale per chi si occupa di cultura definire un piano narrativo che offra contenuti di valore e che coinvolga i lettori, per poi portarli a diventare anche visitatori.

Alcuni esempi di organizzazioni culturali che utilizzano in modo vincente i canali digitali sono:

  • Rijksmuseum di Amsterdam: il museo promuove un concorso, il Rijksstudio Award, totalmente gestito online, che consente a chiunque di utilizzare le opere del museo come fonte di ispirazione per creare oggetti, dalle palette di colori per ombretti al fashion design, ai cioccolatini. Questo approccio ha determinato la nascita di un forte senso di appartenenza in coloro che  hanno partecipato, siano essi utenti reali o potenziali, che insieme sentono di aver contribuito alla comunicazione del valore del patrimonio culturale del museo stesso;
  • Museo Archeologico di Napoli: a breve verrà lanciato un videogioco, Father and Son, studiato secondo le logiche dello storydoing, dove il giocatore è il creatore della storia, che si svolge all’interno delle sale del museo ricostruite virtualmente, e che cambia a seconda del percorso museale scelto dal giocatore. Questo approccio ha sia un obiettivo di brand awareness che di incremento delle visite al museo;
  • Metropolitan Museum di New York: il museo ha da poco lanciato MET Open Access, un servizio che mette a disposizione di chiunque tutte le immagini delle opere della collezione del MET, oltre 375.000, sotto licenza Creative Commons. Questa è una grande iniziativa di democratizzazione della cultura.

Le organizzazioni culturali sono oggi al centro di una riprogettazione strategica, che dovrebbe portarli a riflettere sui propri valori e obiettivi in termini soprattutto di audience development, sia per l’incremento del numero dei visitatori, sia per l’approfondimento e miglioramento delle relazioni con le diverse tipologie di pubblico. Ecco che la tecnologia non può essere un mezzo a se stante, ma assumerà un ruolo strategicamente sempre più importante per questo settore.

Autrice: Daniela Pavan

Innovation e Digital Strategist con esperienza maturata in Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti, e Research Fellow presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il suo lavoro si focalizza sullo sviluppo di strategie di Digital Transformation, sul monitoring dell’impatto del Design e del Design Thinking sui processi di innovazione, analizzando in particolare lo studio delle diverse tipologie di utenza e pubblici, e sulla creazione di nuovi approcci manageriali attraverso la combinazione dei principi di Management con Arte, Cultura e Performing Arts.
Website: http://www.danielapavan.com/
Twitter: danielapavy