Quando le donne hanno smesso di programmare?

La scarsa rappresentanza femminile nelle discipline scientifiche (STEM, dall’inglese, Scienza Tecnologia Ingegneria e Matematica) è una realtà su cui ci si interroga da anni.

Computer girl by The Next Web

Computer girl by The Next Web

Sono state offerte diverse spiegazioni:

  • socio-culturali, cioè legate all’ambiente familiare e agli stereotipi di genere che associamo a certe occupazioni;
  • biologiche, ovvero l’attitudine naturale delle donne verso discipline più artistiche e sociali, e molte altre ancora…

Se vi interessa approfondire, questa pagina di wikipedia presenta una collezione abbastanza ampia dei diversi approcci, pur restando molto concentrata sulla realtà statunitense.

Ma all’interno di un tema tanto vasto e controverso esiste una grande varietà di casi particolari.
Quello dell’informatica, ad esempio.
Se in altre discipline scientifiche gli ultimi sessant’anni hanno visto un progressivo, seppur lento, aumento della presenza femminile, l’informatica ha conosciuto un picco intorno al 1984 e poi una discesa quasi costante fino ad assestarsi sotto il 20% negli ultimi anni. (Dati provenienti dalla National Science Foundation statunitense, in Europa la situazione è probabilmente poco diversa).
E pensare che molti dei contributi più importanti all’evoluzione dell’informatica sono arrivati proprio da donne! Un esempio tra tutti (e uno dei miei preferiti!): Grace Hopper, che negli anni cinquanta inventò il primo compilatore aprendo la strada allo sviluppo e alla diffusione di linguaggi di programmazione di alto livello. Guardate questo video di una sua intervista al Late Show di David Letterman per farvi un’idea del personaggio.

Ma come mai questa improvvisa inversione di tendenza? Questo articolo offre una possibile spiegazione, condivisa anche da altre fonti: il calo sembra coincidere con l’avvento dei personal computer.
Quando ancora i computer erano macchine enormi, appannaggio di centri di ricerca e grandi aziende, tutti gli studenti si trovavano nelle stesse condizioni, ovvero a dover partire dalle basi per imparare un sistema complesso e nuovo.
Ma quando hanno iniziato a entrare nelle nostre case i computer sono diventati ben presto un “gioco da ragazzi”, sia per come sono stati pubblicizzati sia per come sono stati accolti dalle famiglie. Così quando più tardi nelle classi universitarie gli insegnanti hanno iniziato a dare per noti una serie di concetti di base, ad essere svantaggiate sono state soprattutto le donne, le cui conoscenze personali sui computer erano molto più limitate.

Oggi però il panorama sta cambiando. Negli ultimi anni sono nati nuovi giochi per avvicinare i bambini al mondo della programmazione, e molti di questi si rivolgono alle bambine. Su code.org, ad esempio, troviamo giochi che hanno per protagonista Vaiana, o Elsa e Anna.
Un altro esempio è Jewelbot, lanciato inizialmente su KickStarter: un braccialetto programmabile basato su Arduino. O ancora Hello Ruby, la cui eroina accompagna i bambini nel mondo della programmazione.

L’informatica non è più un gioco (solo) da ragazzi!

Autrice: Silvia Bindelli

Silvia è un'ingegnere informatico trapiantato in Costa Azzurra. Nel tempo libero collabora con la comunità open source di Ubuntu, esplora e fotografa la più grande quantità di mondo possibile, trasforma la cucina in un campo di battaglia da cui escono cupcake, brownies, loaf, crostate...e qualche volta anche qualcosa di salato!
Website: http://dolasilla.tumblr.com/
Twitter: SilviaBindelli