Pussyhat project, la rivoluzione che passa per un cappello fatto a mano

Migliaia e migliaia di donne si sono presentate a decine e decine di manifestazioni in America con addosso un cappello rosa, al 90% delle volte fatto a mano da loro, dalle loro mamme o nonne o amiche, tutto questo grazie al Pussyhat project.

Pussyhat project

Pussyhat project

Quello che vediamo in copertina del Time Magazine, di cui parlano il New York Times e migliaia di blog è un qualcosa che nessuno (di voi) si aspettava. Pussyhat project: lo chiamano craftivism ed è un movimento che esiste con questo nome dal 2003, ma ha radici molto più profonde.

Io la chiamo una scelta di vita: creare qualcosa con le proprie mani è, al giorno d’oggi, una forma di rivoluzione. Viviamo bombardati da catene di negozi che vendono “fashion” a pochi euro, prodotta con ancora meno soldi, da persone che vivono settimane con quello che noi spendiamo per comprare una maglietta che mettiamo una volta e dimentichiamo in un cassetto o buttiamo l’anno successivo.

Ma se quella maglietta te la fai tu, la cuci, o la tessi, o la lavori a maglia o all’uncinetto, quella maglietta diventa un oggetto unico che hai creato. Se poi lo crei con dei materiali naturali, dove le persone o gli animali che li hanno prodotti sono stati trattati bene, nel rispetto della qualità della loro vita e dell’ambiente, diventa qualcosa che vive di vita propria.

Diventa la vera rivoluzione. Diventa una scelta di vita precisa, diventa il primo passo contro il sistema. Perché per poter unire tutte quelle donne che hanno marciato con un cappello rosa in testa c’è voluto “poco”: un sito dedicato a maglia e uncinetto con milioni e milioni di iscritti, uno schema per realizzare un cappello pubblicato a novembre 2016 e con più 8mila progetti. E tanta lana rosa, della quale ce n’è in abbondanza al mondo! È questo il Pussyhat project.

Partendo dal modello di un semplice cappellino lavorato a maglia o all’uncinetto, due donne hanno unito migliaia e migliaia di altre donne, iniziando un movimento di resistenza. Più di 30mila post su Instagram con l’hashtag #pussyhat. Più di 8mila progetti solo su Ravelry!

E come tutti i movimenti iniziati da donne, facciamogli pure pensare che siamo gentili e ben educate, lasciamogli credere che ci piace tanto bere una tazza di tè mentre facciamo un cappellino e che non facciamo o pensiamo altro.

Parteciperete l’8 marzo alla marcia virtuale mondiale per i nostri diritti in quanto donne ed esseri umani?

Prima o poi i Borg del 21esimo secolo ci invaderanno (hanno già iniziato) e noi saremo pronte, mica come Picard 😉

Non verremo assimilate!

Autrice: Sara Maternini

Natural born blogger, food blogger per vocazione, geek e community manager. Full time knitter.
Website: http://www.saramaternini.com/
Twitter: saramaternini