Girls Code It Better: intervista a Costanza Turrini

Missione: avvicinare le ragazze alla tecnologia e al coding facendole divertire. Questo è Girls Code It Better.

Uno dei momenti di Girls Code It Better
Uno dei momenti di Girls Code It Better

Idee, programmazione, tecnologia, creazione: questi gli ingredienti dell’interessante iniziativa Girls Code It Better che coinvolge le ragazze delle scuole medie dando loro l’opportunità di conoscere più da vicino l’informatica e capire se può nascere l’amore. Abbiamo chiesto a Costanza Turrini, MAW Responsabile del progetto, di presentarci questa bella esperienza.

Perché a tuo avviso le ragazze non scelgono facoltà scientifiche?

Analizzare i dati che illustrano i percorsi formativi dei nostri giovani è piuttosto sconfortante. Maschi e femmine scelgono, purtroppo sostenuti dalle famiglie e a volte anche dall’orientamento scolastico, percorsi di poco appeal per il mercato del lavoro, basandosi sulla percezione delle proprie inclinazioni. Ma chi ha definito queste inclinazioni? Troppo spesso ci capita di avere sotto mano dei curricula non coerenti con la persona che ce li sottopone: laurea in lingue e conclamata aerofobia, scienze della formazione primaria e allergia ai bambini… Ma perché? Quando si è deciso di essere portati per qualcosa o non adatti per qualcosa d’altro? Cosa detta una scelta piuttosto che un’altra? Siamo certi che siano le nostre inclinazioni a muoverci e non le aspettative del tessuto culturale che ci circonda?
I dati che sondano le scelte dei ragazzi e delle ragazze purtroppo evidenziano ancora che dalle donne ci si aspetta attività di cura, di mediazione, di dialogo, quasi a voler dire: le donne parlano gli uomini fanno. Come sarebbe il mondo se metà degli insegnanti della scuola primaria o secondaria di primo grado fosse di genere maschile? Come sarebbe se durante la nostra evoluzione fossimo più rispettosi delle intelligenze multiple rispetto al genere di appartenenza? Forse scopriremmo che non tutte le bimbe amano il rosa, il principe azzurro, le bambole e chiacchierare per ore con le amiche e forse anche che non tutti i maschi fanno a cazzotti, parlano male e costruiscono ponti. E’ ora di cominciare a mischiare le carte, sappiamo tanto della complessità del cervello umano, è ora di mettere in pratica quello che abbiamo imparato.La strada è ancora lunga ma qualcosa si sta muovendo, forse ancor prima nella scuola che nella famiglia. Negli incontri di orientamento ai genitori nelle scuole per presentare Girls Code It Better mi soffermo molto sull’attenzione alla profezia che si autoavvera: se non ci aspettiamo dalle ragazze che possano amare e intraprendere percorsi tecnici e scientifici difficilmente le nostre ragazze li prenderanno in considerazione.

Cosa fare per avvicinare le donne al coding?

Non è difficile avvicinare le ragazze al coding: è sufficiente presentarlo al momento giusto in maniera efficace. Girls Code it better vuole avvicinare le ragazze al digitale e alle tecnologie perché sono strumenti importanti che stanno cambiando il presente e avranno sempre più impatto nel futuro. In qualsiasi forma e in diversi ambiti. Le tecnologie hanno innescato una rivoluzione nella comunicazione, nelle relazioni, nella risoluzione dei problemi e nell’approccio alla vita. Esserne meri fruitori e non sviluppatori ci emargina dallo sviluppo e dal cambiamento. Vogliamo che le ragazze, con la loro unicità, portino il loro pensare e il loro sapere, ma anche il loro modo di fare: solo così potremo parlare di innovazione.

Descrivici il percorso che le ragazze hanno fatto e quali le piattaforme utilizzate

 GCIB muove i suoi passi all’interno di un impianto metodologico definito: il metodo Lepida scuola (www.lepidascuola.org). E’ un metodo che non è soltanto funzionale alla nostra iniziativa: rappresenta una risorsa importante per le ragazze che, nel farlo proprio, si trovano a disposizione uno strumento utile anche per lo studio e per la loro vita. Le ragazze si trovano in gruppo e lavorano su un progetto: collaborano, cercano e trovano soluzioni ai problemi e con il supporto della tecnologia costruiscono prodotti. Questo modello didattico è efficace all’ideazione, alla progettazione e alla valutazione, ha come obiettivo non tanto il prodotto finale ma le competenze allenate durante il processo: imparare a imparare, rispettare le consegna, comunicare, lavorare in gruppo, esercitare il pensiero critico…

Le ragazze, su tema/mandato della scuola creano dei progetti diversi realizzando prodotti caratteristici . In questo primo anno di club abbiamo quindi sperimentato diversi strumenti open source: Padlet, Popplet , Tricider per i brainstorming e le mappe d’ideazione, Blocky Game e Scratch per entrare in confidenza con la programmazione a blocchi, App Inventor, LucidChart per creare app e poi Pow Toon, Animoto, Wevideo, Tellagami, Go animate per la realizzazione di video e animazioni, Sketchup, Tinkercad, Sculptris, 123D Design per la Modellazione 3D, Arduino Ide e Lylipad per sviluppare Arduino, BreadBoard, Circuit Constructor Kit, per la creazione dei circuiti, poi la stampante 3d, lasercutter.

Il percorso prevede 45 ore di formazione, curate da un insegnante (generalmente esterno alla scuola che ospita i corsi) e da un maker che è sempre un “tecnico”. Entrambi sono formati da noi per utilizzare il metodo che abbiamo descritto. La formazione avviene fuori dall’orario scolastico. Per la prossima edizione di Girls code it better, che vede la presenza di circa 30 scuole (per un totale di circa 600 ragazze coinvolte) abbiamo delineato più precisamente gli ambiti nei quali si muoveranno i progetti. Saranno: Arduino e automazione; fabbricazione digitale; progettazione, modellazione e stampa 3D; web design e web development; programmazione app e gaming. I laboratori orientati allo strumento interpreteranno sempre meglio le inclinazioni delle ragazze, per sperimentare software differenti ed esplorare sempre più compiutamente le possibilità che la tecnologia ci offre.

Chi è chiamato a intervenire nel progetto?

L’entusiasmo che incontriamo nel diffondere il progetto ci sostiene nello sforzo di creare un modello replicabile su tutto il territorio nazionale. Chi è chiamato a intervenire? In primo luogo le scuole secondarie di primo grado che possono candidarsi per ospitare un laboratorio che potrà coinvolgere 20 ragazze del proprio istituto. Quindi le ragazze dagli 11 ai 14 anni: i laboratori sono aperti a tutte le ragazze curiose, motivate e interessate a scoprire come funziona e come migliorare il mondo tecnologico che ci circonda. Non è necessario avere alcuna conoscenza di base: è però necessario essere estremamente motivate e desiderose di lavorare in team.
C’è anche un insegnante che è nostro referente in ogni scuola scuola, figura di mediazione tra il club e la scuola, non ha l’impegno di partecipare agli incontri di club ma partecipa alla formazione sul metodo, sulle tecnologie e si confronta con la nostra equipe. La nostra equipe di coach: i docenti, insegnanti che già hanno sperimentato le tecnologie nella didattica; i maker: programmatori, tecnici, periti elettronici e informatici, artigiani digitali , queste due figure lavorano insieme per tutte le 45 ore di club. E poi i FabLab e i Maker Space che possono ospitare i laboratori quando si rende necessario l’utilizzo di macchine e strumenti innovativi. Chiamiamo ad intervenire anche aziende desiderose di anticipare il cambiamento sostenendo l’iniziativa e investendo sul futuro dei giovani.

Quale la storia più bella emersa da questa esperienza?

Le storie legate a questa esperienza sono tutte belle nella loro unicità. Ogni ragazza mette in campo se stessa, le sue competenze , la sua intelligenza, la sua curiosità: e anche un senso di responsabilità e determinazione, perché il percorso richiede un impegno extracurriculare importante. Alcune esperienze ci hanno confermato che siamo sulla buona strada e gli obiettivi che ci siamo prefissati sono corretti. Abbiamo scoperto alcuni talenti: ragazze che per propria inclinazione, attitudine e intelligenza riescono a comprendere i linguaggi di programmazione con estrema facilità, ricevendo in cambio grande soddisfazione e spinta a continuare. Personalmente, le esperienze che mi hanno maggiormente entusiasmato sono quelle di alcune ragazze, fragili e demotivate durante il percorso scolastico, che durante i laboratori hanno trovato nuova spinta, desiderio di migliorarsi e impulso a migliorare il percorso scolastico. Una in particolare, pronta ad abbandonare la scuola concluso il ciclo obbligatorio e già ripetente, ha trovato in Girls code it better lo spunto necessario per continuare a studiare in ambito web e grafico. Anche solo questa ragazza vale tutto il nostro impegno !

Quali altre esperienze mirate ad avvicinare le ragazze alla tecnologia a livello nazionale e internazionale sono da guardare con attenzione?

Credo che tutte le esperienze con le quali entriamo in contatto siano importanti perché possono offrire uno spunto di miglioramento, una relazione da aprire, un’opportunità da cogliere. Il vantaggio di accedere facilmente alle informazioni è proprio quello di potersi migliorare attraverso il confronto. I CoderDojo sono un’esperienza importantissima, la nascita dei fabLab un’opportunità vitale, per i territori, le persone e il mondo dell’educazione. In Italia, credo sia da segnalare Ragazze Digitali, legata all’università di Modena e Reggio e sostenuta da partner importanti. Siamo accomunate da un’idea di base: poter avvicinare le ragazze alle materie STEM farà non solo la loro fortuna ma anche la fortuna dell’innovazione tecnologica.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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