Imparare a “Narrarsi on line” in un ebook

Narrarsi è un po’ essere, per questo è importante capire come raccontare bene se stessi, il proprio lavoro, un progetto on line. Il come lo spiega Francesca Sanzo in questa intervista e nel suo ebook

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Ognuno di noi racconta un pezzo della sua vita, del suo lavoro, dell’attività che sta svolgendo ogni giorno. Lo fa non solo con gli amici davanti a un caffè come si faceva un tempo, ma attraverso piccole o grandi briciole lasciate on line: su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, sul blog personale o in quello dove scrive per passione. Narrarsi on line è descriversi, raccontarsi, presentarsi ovvero (soprattutto per chi non ci conosce di persona) essere. Il modo in cui ci raccontiamo diventa, infatti, il nostro modo di essere. E per questa ragione, soprattutto se utilizziamo la Rete per promuoverci, è necessario che impariamo a narrarci nel modo migliore.

L’ebook di Francesca Sanzo guida passo passo e attraverso esempi concreti alla comprensione dell’arte di raccontarsi on line, attraverso un linguaggio semplice, scorrevole, accessibile a chiunque. Senza voler anticipare troppo i contenuti del libro che merita di essere letto, abbiamo intervistato Francesca chiedendole qualche consiglio in più rispetto ai tanti già scritti.

Oltre gli esempi citati nell’ebook, se dovessi suggerire un blog word press, uno blogger e un tumblr dai quali prendere esempio quali sceglieresti?

Tumblr è una piattaforma che valorizza molto le immagini, la fotografia e la diffusione di contenuti e citazioni interessanti. Per questo i migliori blog su base tumblr sono quelli che hanno a che fare con le immagini. A me piace molto Moleskinearts dedicato alle celebri agendine.

Blogger è – insieme a WordPress – la più celebre piattaforma di blogging gratuito. Un blog ormai “storico” e importantissimo per i contenuti che veicola e per il suo ruolo di “antibufala” è quello di Paolo Attivissimo. La grafica non incontra il mio gusto e il menù di primo livello è un po’ troppo “popoloso” ma nell’insieme si trova tutto al colpo d’occhio e questo spazio ha reso Paolo Attivissimo un opinion leader d’eccellenza a cui fare riferimento ogni volta si ha un dubbio che una “catena” online o un messaggio particolarmente rilanciato sui social sia una bufala.

La maggior parte dei blog oggi è sviluppata su base WordPress, uno che trovo molto carino e ben strutturato è quello di Antonella Peschechera perché riesce a coniugare interessi e passioni personali con una buona presentazione delle sue competenze professionali (Antonella è una web content manager).

Francesca Sanzo
Francesca Sanzo

Quale il modo migliore per promuovere un post che scriviamo?

Quando scrivi un post sul tuo blog e devi promuoverlo sui social è fondamentale farlo con consapevolezza. Cosa intendo? Ogni social media parla un linguaggio diverso ed è frequentato da persone che hanno obiettivi diversi (e non sempre sono le stesse che ne frequentano altri). Cerca di contestualizzare al massimo quello che scrivi e scegli il modo giusto per farlo. Se – per esempio – su Twitter lo spazio a tua disposizione è minore, usa gli hashtag per tematizzare il tuo post, magari cercando prima di capire quali sono i più autorevoli rispetto all’argomento di cui stai parlando.
Vuoi promuovere il post in cui presenti la tua ultima creazione artigianale, che so, penso a una “borsa” realizzata con materiali di riciclo? Decidi innanzitutto se vuoi farlo per un mercato internazionale (e allora utilizza hashtag in inglese) e poi rifletti su cosa vuoi valorizzare. Se penso all’artigianato, immagino che ci siano alcuni valori locali molto sentiti e allora userei #madeinitaly che è di per sé un marchio di rilievo. Poi probabilmente mi sposterei sul valore del materiale di riciclo: faccio una ricerca tematica su twitter e mi accorgo che riciclo è una parola molto usata e che potrebbe essere pertinente? Bene un altro hashtag è proprio quello. Senza dimenticare ovviamente #borsa o #bag. Non devi esagerare però, meglio non inserire più di 3 hashtag per ogni singolo post. E inizierei con una bella domanda, che incuriosce più di un’affermazione di fatto.
“Hai mai pensato di regalare una bella #borsa artigianale #madeinitaly in materiale di #riciclo? Ecco la mia ultima creazione LINK”
Su Facebook punterei a raccontare una breve storia:
“Un mese fa mi sono alzata con l’idea di realizzare qualcosa di molto colorato: ho chiesto ai miei amici di tenere per me tutte le bottiglie di plastica che trovavano. “Ve le differenzio io!” ho detto loro.
Oggi nasce la mia ultima borsa: colorata, con materiali di recupero, completamente madeinitaly e unica. Vi piace? Se volete conoscere la sua storia e acquistarla, venite sul mio blog! LINK AL POST + FOTO DELLA BORSA

In sintesi
●    sii contestuale allo stile e al tipo di persone che frequentano quel particolare social media
●    racconta una storia dove puoi, dove non puoi incuriosisci per portare il pubblico al tuo post
●    non essere pigro: una pubblicazione automatica da un social all’altro spesso irrita (specie quando “trancia” il discorso a metà per questioni di spazio) e instilla in chi ti legge il dubbio che tu ci stia mettendo poca cura. E se tu ci metti poca cura, perché qualcuno dovrebbe ascoltarti?

Le 3 cose peggiori che si possono fare su Facebook. E su Twitter?

Su Facebook:

1.    non rispondere a qualcuno che in un commento ti chiede – gentilmente – conto di qualcosa che hai scritto o esprime un dubbio. I commenti vanno sempre monitorati e una risposta non è solo un segno di ascolto (parola chiave per tutta la tua attività social) ma è anche il modo migliore per mantenere alta l’attenzione (non solo di chi ti ha fatto la domanda) e per alimentare una discussione. Se la risposta alla domanda è in un vecchio post sul blog, linka quel post e aiuta le persone a trovare le risposte “a casa tua”
2.    Scrivere post “sibillini” che fanno riferimento a qualcuno che fa parte della tua cerchia di amici su Facebook, senza citarli ma accusandoli di qualcosa che solo loro possono capire direttamente. Il post sibillino è un piccolo sfogo, abbastanza usuale su Facebook, che non solo non ti aiutano a chiarire con la persona in questione ma allontanano da te e dai tuoi contenuti anche gli altri, quelli che non li capiscono e li devono “subire”. Se hai deciso di usare Facebook anche per motivi professionali, ricorda sempre che devi comportarti in maniera chiara e diretta. Se nel personale sei sibillina, potresti instillare il dubbio in chi ti legge che tu lo sia anche professionalmente 😉
3.    Fare troppe pubblicazioni in successione che hanno l’unico scopo di vendere un tuo servizio o un tuo prodotto: Facebook nasce come piattaforma di scambio relazionale, fai sempre in modo che ogni post che scrivi possa portare un vantaggio (in termini di conoscenza, in termini di empatia) agli altri.

Su Twitter:

1.    La cosa peggiore che puoi fare è “cavalcare” un hasthag molto popolare per motivi di marketing che sono decontestualizzati all’uso comune di quell’hashtag. In certi casi diventa quasi grottesco e genera più danno che altro. Un ottimo e triste esempio di quello a cui mi riferisco lo puoi leggere in un post che parla dell’uso strumentale di #jesuischarlie da parte di una grande azienda francese. In un attimo puoi bruciare tutta la tua credibilità.
2.    Promuovere ogni tuo post decidendo di segnalarlo a tutti gli opinion leader del settore con il più classico “Leggi il mio ultimo post @pincopallo!” potrebbe davvero farti vincere il premio di spammer dell’anno. Non farlo e se ti prende la tentazione, fermati: è il modo migliore per risultare antipatico proprio alle persone da cui vorresti essere apprezzato per il tuo lavoro. Il tasso di apertura, da parte di riceve queste mentions è bassissimo e se il post davvero non aggiunge valore alle conoscenze di queste persone, meglio lasciare perdere. Menziona se nel post hai parlato di una persona (e spiega perché la stai menzionando) o se pensi che aggiunga qualcosa rispetto a una discussione in corso
3.    Non abusare dei tweet pubblici per comunicazioni “uno a uno” troppo personali: se devi prendere appuntamento con qualcuno, meglio un sms o eventualmente il messaggio in PVT!

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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