Chi ha paura del business plan? L’ebook di Francesca Marano

Abbiamo letto per voi Chi ha paura del business plan?, il primo ebook di Francesca Marano e le abbiamo chiesto qualche consiglio per tutte quelle persone che hanno la voglia ma anche il timore di mettersi in proprio.

Chi ha paura del business plan?

È uscito il 18 novembre in versione e-book edito da Zandegnù il libro di Francesca Marano, Chi ha paura del business plan?

Francesca è una donna che ha ben chiara quale sia la sua mission tanto da aver creato un termine per identificare la sua attività. Si definisce Digital Doula, il suo compito è infatti quello di aiutare i creativi a far nascere la propria presenza e attività in rete. È sempre lei l’ideatrice di quella che è diventata una vera e propria comunità C+B, la casa+ bottega delle imprenditrici creative italiane.

Il libro inizia con la storia di un fallimento. A gennaio 2012 Francesca decide di mettersi in proprio. Nella sua testa aveva immaginato di incassare 1000€ al mese con il suo lavoro da freelance. Ad agosto però il bilancio è un altro: 1500€ fatturati, contro gli 8000€ ipotizzati. Cosa è andato storto? Francesca non ha dubbi, sicuramente la mancanza di un piano.

Ed è da questa certezza che si sviluppano i capitoli del suo ebook. Forte degli errori commessi in passato Francesca espone in maniera semplice senza far troppo uso di tecnicismi, di tabelle che spaventano o di conteggi elaborati quali sono gli aspetti fondamentali da tener presente quando si decide di buttarsi in una propria avventura imprenditoriale. Business model, personal branding, mission, marketing, social media il tutto affrontato in maniera semplice e concreta con lo scopo di farti capire che si tratta degli alleati migliori per far crescere il proprio progetto.

In un articolo di qualche giorno fa su Nuovo e Utile Annamaria Testa parlando dell’ultimo libro di Nassim Taleb spiega il concetto di “antifragile” con queste parole:

“Antifragile è ciò che è non lineare. Che sa trarre profitto dagli errori o perché li sfrutta, o perché li usa come occasioni di crescita e di apprendimento. […] Così, proprio moltiplicando i fallimenti possibili ci si procurano più opportunità di guadagno casuale e imprevedibile, e più occasioni di apprendimento empirico. Il successo nasce dal rischio, il rischio non ha paura del fallimento.”

In questo senso possiamo leggere la tua storia come un chiaro esempio di sistema antifragile; quanto pensi abbia influito il fallimento iniziale sul tuo successo di oggi?

La mia attività oggi non esisterebbe se non fosse andato tutto a rotoli la prima volta che ci ho provato! Solo dopo aver visto i conti terribilmente in rosso e aver ripercorso tutte le tappe del mio fallimento sono riuscita a capire come e cosa cambiare. I primi tempi sono stati terrificanti: ogni giorno mi sono svegliata e messa al lavoro pensando “Non devo sbagliare, non devo sbagliare, non devo sbagliare”. Poi man mano che mi sono accorta che con un piano da seguire e controllare tutto era più semplice ho pensato di mettere a frutto i miei errori insegnando ad altro come evitarli (o raddrizzare il tiro). Tutto il mio lavoro, dalla creazione di siti alla formazione, è costellato di “ti racconto il mio errore così tu non lo ripeti”.

Ultimamente mi capita spesso di discutere con amiche che lavorano come me in ambito digitale dell’opportunità o meno di aprire partita iva e di fare le freelance perché il lavoro da dipendenti/collaboratrici inizia a starci stretto. L’entusiasmo di norma scema dopo qualche domanda a consulenti e commercialisti i quali sconsigliano nel modo più assoluto la cosa. Quale consiglio daresti ad una donna che si trova a questo bivio (oltre a quello, ovviamente, di leggere il tuo libro)? 🙂 

Leggere il libro serve a chiarirsi le idee e convincersi, una volta per tutte, che qualsiasi attività, indipendentemente dalle sue dimensioni, deve produrre profitto, se no è un hobby. Il modo più semplice per farlo è avere un piano e non fare gli struzzi quando si parla di conti. Penso sia sbagliato essere allarmisti tout-court: è fondamentale consultare un commercialista, descrivendogli l’attività che intendiamo fare, i fatturati che pensiamo di riuscire a produrre, in modo che lui possa indicarci l’inquadramento corretto. A volte ci sono sorprese positive!

E poi si deve fare un po’ di autocoscienza e chiedersi “sono portata a lavorare in modo autonomo, essere disciplinata, fare un piano di risparmio per i mesi in cui non arriva lavoro, promuovere me stessa e il mio lavoro?” Tutte queste cose fanno parte del gioco e chiarirsele evita di sprecare risorse ad inseguire uno stile da vita che sembra molto glamorous, ma in realtà è fatto di grandissimo lavoro, non solo inteso come ore fatturabili, ma come amministrazione, marketing, ecc…

Autrice: Milo Soardi

Venere di nome, geek di fatto, Web Marketing Strategist di professione. Portatrice sana di fossette con un’insana passione per Woody Allen.
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