Sicuri in Rete. Guida per genitori e insegnanti all’uso consapevole di Internet e dei social network

Sicuri in rete: il libro di Mauro Ozenda e Laura Bissolotti

Sicuri in rete: il libro di Mauro Ozenda e Laura Bissolotti

“Navigare a vista, senza bussola è soprattutto per i ragazzi un grande rischio”.

Lo afferma Mauro Ozenda che, insieme a Laura Bissolotti, ha scritto il libro “Sicuri in Rete. Guida per genitori e insegnanti all’uso consapevole di Internet e dei social network” (Hoepli, costo di copertina 14 euro e 90). Consapevolezza, cultura della legalità, salvaguardia della sicurezza, tutela della privacy, utilizzo sano del mezzo, affidabilità dei contenuti, strumenti di protezione e controllo. Questi gli ingredienti alla base del manuale, che si rivolge a chi con Internet ci va poco d’accordo ma invece dovrebbe perché sta a contatto con bambini e ragazzi, a chi Intenet la utilizza e la fa utilizzare troppo liberamente pensando che non nasconda pericoli, a chi vede il computer e la Rete come “il Male” e vorrebbe traslocare in un eremo lontano dal digitale. Nelle 230 pagine si fa opera di esorcizzazione spiegando le opportunità offerte da Internet e contestualmente si cerca di inculcare la giusta consapevolezza che ciascuno (non solo i ragazzi) dovrebbe avere nel momento in cui Internet diventa compagna delle proprie giornate. Abbiamo posto a Laura Bissolotti, esperta di psicologia giuridica e della rete,  alcune domande che aiutano a capire i contenuti del manuale.

Quale il consiglio più importante da seguire per proteggere i figli dalla Rete? E quale il più disatteso?
Il consiglio più importante è certamente quello di dare delle regole di orario e di tempo continuativo da passare online, visto che in questo “luogo virtuale” si perde la cognizione del tempo e i ragazzi pensano che tutto sia lecito, dunque stabilire tempi e orari per navigare permette loro di avere dei limiti. Altro consiglio fondamentale, ma purtroppo difficile da mettere in pratica e di conseguenza il più disatteso, è quello di posizionare il pc in una zona di passaggio come il soggiorno o la cucina ma non in camera dei ragazzi, soprattutto se la connessione è perenne. Un ragazzo con dipendenza da Internet mi raccontò la sua esperienza affermando proprio che il problema iniziò quando la madre gli mise il computer in camera.

La guida suggerisce un uso più consapevole delle foto dei minori di cui però sono piene le bacheche. Qual’è la spinta che secondo te fa condividere le immagini nei social network?
Una mia lotta personale , in primis con le mie amiche, è quella di dissuadere dal mettere le foto dei figli online. Io stessa ho un bambino di 15 mesi e sono tentata di condividere col mondo la sua bellezza (cuore di mamma) ma lo faccio il meno possibile e comunque mettendo foto modificate con effetti particolari così che nessuno possa riutilizzarle per altri scopi. La condivisione soddisfa il bisogno di appartenenza delle persone e anche il loro bisogno di raccontarsi, non a caso i gruppi di aiuto dove le persone condividono le loro esperienze hanno un effetto positivo risaputo, dunque avere una vetrina dove parlare di sè, potendo decidere quali parti mostrare è allettante, inoltre una madre orgogliosa per definizione del figlio è ripagata dai commenti e dai “mi piace” degli amici. Insomma vanità e voglia di raccontarsi che tuttavia, trattandosi di minori, vanno gestite in maniera coscienziosa.. e poi se tra 10 anni nostro figlio ci denunciasse per violazione della privacy ? 😉

Come convinceresti un minore ad aspettare almeno i quattordici anni per diventare Social Cittadino?
Ma onestamente non credo sia necessario convincerlo ad aspettare i quattordici anni, tanto a dieci sa già iscriversi e potrebbe farlo dal pc di un amico, dunque è meglio aiutarlo nell’iscrizione anche a nove-dieci anni ma con il vincolo di fornirci la password in modo che possiamo controllare cosa avviene online, ovviamente senza essere troppo invasivi . Se si tratta di ragazzini più grandi la regola invece dovrebbe essere almeno di averci come amici. I genitori devono essere iscritti a facebook se non vogliono essere tagliati fuori dalla vita dei figli e dal mondo del 2012.

Cosa manca alla scuola oggi per aiutare i ragazzi ad un uso sicuro della Rete?
Alla scuola purtroppo mancano le tecnologie e la formazione. Molti docenti hanno un’età che li rende distanti dal mondo dei loro alunni e se non si aggiornano verranno visti non come punti di riferimento ma come persone fuori dal tempo.

La parola passa al coautore Mauro Ozenda, consulente informatico, quando si parla di parental control, ovvero sistemi di monitoraggio della navigazione.

“Di filtri ne esistono di diversi tipi, alcuni integrati nel sistema operativo a partire da Windows Vista. Esistono due modalità di impostazione del “parental control”: il metodo della lista bianca o della nera. Per i bambini fino a 12 anni il consiglio è di impostare il primo metodo, che prevede l’inserimento da parte del genitore dei siti web sui quali il proprio figlio può navigare.

Questo è l’unico metodo realmente efficace per evitare di finire su contenuti inadatti quali pornografia, violenza, razzismo, giochi d’azzardo ecc. Impedendo che ciò accada, si fa in modo che il bambino crescendo assuma un modus operandi acquisito. Dando per scontato che nessuno strumento sostituisce l’affiancamento del genitore durante la navigazione, fra i sistemi maggiormente consigliati per questa fascia d’età ricordiamo Il Veliero  e Magic Desktop.  Un elenco dei migliori filtri gratuiti in Rete è consultabile sul sito  www.ilfiltro.it.

Dai 13 anni l’educazione da parte dei genitori che affiancano il proprio figlio resta l’unico vero ingrediente per risolvere il problema. Per tutelare i ragazzi più grandi consigliamo di verificare ogni tanto ciò che pubblicano sul social network e di attivare un sistema di alert che consenta di sapere in qualsiasi momento se sono state inserite informazioni che li riguardano, per esempio attraverso il servizio Google Alert”.

Per proteggere i ragazzi in Rete come nella vita c’è bisogno di un buon comandante, un esperto timoniere che sappia impostare la rotta giusta ma anche insegnare a mettersi in salvo nel caso in cui la nave s’incagli. Soprattutto in questo mare dove il naufragar può essere davvero dolce.

Di Sonia Montegiove

Dopo un colpo di fulmine per un IBM PS 1 ha coltivato ininterrottamente la sua passione per l’informatica. Analista programmatrice e docente per lavoro è avida lettrice e giornalista pubblicista per pura passione.

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