E se fosse un’antropologa? Sarebbe una Geek Girl

Federica Digiorgio, sociologa con passione per l’antropologia e il mondo radiofonico, è oggi content manager delle CreActive Four.

Mesi fa posi una semplice domanda a Marco Aime:

Come potrei applicare il metodo etnografico, appreso sul territorio, nel mondo virtuale?

La risposta, semplice e spiazzante, mi portava ad intervistare i blogger, anziché gli abitanti di un dato contesto culturale.

Post_antropologia_Federica_Digiorgio

E come svolgere la tradizionale ricerca sul campo? Entrando nelle community, destrutturando i codici del linguaggio, cogliendo i simboli di riferimento e interpretandone il valore condiviso.

Il fulcro della costruzione culturale è data dalla reiterazione di simboli condivisi e dal coinvolgimento in un rituale: l’antropologo (anche nel contesto digitale) desume i significati, entrando nel sistema del pensiero di un gruppo sociale.

Per un resoconto etnografico sulle relazioni in rete mi lascerei ispirare da Augè (capace di immergersi nel ruolo di etnologo anche nella metropolitana parigina), proverei ad addentrarmi negli scenari del mediascape, alla ricerca di un esempio postmoderno delle pratiche comunitarie, una vera e propria ‘tribù’, in cui la condivisione e la cooperazione per un sapere comune si esprimano in un nuovo livello di esperienze.

Innanzitutto, per capire certe dinamiche bisogna farne parte.

Da quando mi occupo di comunicazione, ho scoperto che esistono varie forme di sottoculture in rete, anche a Milano, aperte alla condivisione, protagoniste di rituali collettivi esperiti con i partecipanti alla propria community. Mentre ci riflettevo, mi è balenata un’idea: quale indagine migliore di una comunità metadigitale? Sto parlando di noi, Geek Girl, un gruppo in rete che parla della rete.

Da qui la mia proposta sperimentale: se volete vedermi in azione, passando da un post ad un discorso ermeneutico della nostra identità, mi offro per un’analisi delle dinamiche di gruppo in occasione del prossimo rituale a Milano.
Che ne dite?

Di Guest Blogger

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3 commenti

  1. L’esperimento sarebbe davvero molto inreressante. Teniamolo buono per l’evento a Milano in Aprile, che sicuramente di presta molto.
    Da ex sociologa non puoi avere che il mio appoggio!

  2. finalmente! io sono semiologa, ma mi sono occupata di ricerca qualitativa a 360°. quando ho proposto nel mio istituto questo tipo di approccio, c’è stata una levata di scudi da parte dei ricercatori, che hanno definito “metodologicamente scorretto” questo approccio. ovviamente ho combattuto molto per farlo passare, e in parte ci sono riuscita, ma che fatica!
    se ne hai voglia, potremmo fare un esperimento ancora più ardito: leggere anche in chiave semiotica la tua analisi (un po’ come ha fatto Floch con Augé) e dare un feedback multidisciplinare. che ne dici?

  3. @ giuliana L’idea di rendere l’analisi mutidisciplinare rende ancora più avvincente la mia proposta. In un percorso ancora da costruire, un’antropologa e una semiologa mi sembrano una perfetta ‘coppia interpretativa’.
    @ lalui allora ci vediamo ad aprile? Grazie per l’appoggio.
    Fede

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